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Attualità domenica 28 marzo 2021 ore 13:45

Accoglienza, Rete Solidale propone il sistema Sai

Rete Solidale Antirazzista

La Rete Solidale Antirazziste, ricordando la situazione del giovane trovato morto nel centro migranti, ha suggerito un nuovo sistema di accoglienza



PIOMBINO — A pochi giorni dalla morte del trentunenne nigeriano Tali Hocudua ritrovato senza vita nel centro di accoglienza La Caravella è intervenuta la Rete Solidale Antirazzista che risponde anche agli interventi del sindaco di Piombino Francesco Ferrari e della assessora alle Politiche Sociali Carla Bezzini e delle forze politiche di centrodestra con i quali di invitava a riflettere sull’utilità di questi centri e si chiedevano maggiori controlli (leggi qui sotto gli articoli collegati).

"Di chi è morto non si parla. - hanno evidenziato dalla Rete Solidale Antirazzista - Non viene citato nemmeno il nome. Non interessa. Noi crediamo che si debba cambiare la narrazione. E' morto Tali Hocudua, 31 anni, da 6 in Italia, pastore cristiano, di origine nigeriana. Non sappiamo perché era fuggito dal suo paese, né cosa abbia passato durante il viaggio per arrivare in Italia. Una brava persona, a detta di chi lo conosceva, che non aveva mai creato problemi nel centro di accoglienza e che da quando gli era stata respinta l'ultima istanza di riconoscimento dello status di rifugiato era disperato, in mezzo a una strada, senza permesso di soggiorno. E' tornato di nascosto nell'unico posto che conosceva come casa e lì è morto. L'autopsia determinerà cosa ha determinato la morte". 

"Al di là della causa naturale o il suicidio noi sappiamo che la causa principale è un modello di accoglienza che si è dimostrato fallimentare, quello dei Cas, - hanno sottolineato - la logica di tenere i richiedenti asilo in luoghi isolati, di non favorire l'integrazione nel territorio, il trascinare per anni i tempi per il riconoscimento o il diniego dello status di rifugiato. Tutto questo aggravato dai Decreti Salvini che hanno fatto sparire la Protezione Umanitaria, mettendo centinaia di persone sulla strada. Quando è stato trovato il suo corpo è scoppiata la protesta, c'è stata rabbia, tensione, c'è stato soprattutto l'immedesimarsi nella sorte di Tali. Sanno tutti benissimo che dopo anni che aspettano nella speranza di una vita migliore, il diniego potrebbe arrivare anche per loro. Comportamenti sicuramente sbagliati e da condannare, per i quali esprimiamo la nostra solidarietà alle forze dell'ordine e ai giornalisti: ma davvero così incomprensibili in quel frangente? Si parla di altri episodi violenza avvenuti nel Centro, di scontri, coltelli e prostituzione. Tutto questo riportato da fonti riservate. Potrebbe anche essere vero ma anche no. Torniamo quindi a una narrazione differente, a persone e non atti burocratici, torniamo alla richiesta di azioni politiche e non di ordinaria amministrazione che favoriscano l'accoglienza e l'integrazione ed il coinvolgimento di tutti i cittadini senza ogni volta farsi scudo con il 'non è di competenza del Comune'".

Dunque, la Rete Solidale e Antirazzista propone che i cittadini e le cittadine, le forze politiche e della società civile che si riconoscono nei valori umani dell’accoglienza, della solidarietà e dell’integrazione si mobilitino insieme a loro con incontri online, comunicati, proposte. 

E a questo proposito la Rete Solidale Antirazzista ha avanzato una proposta: "Da sempre l’accoglienza diffusa che si realizza nel sistema di accoglienza e integrazione Sai, ex sistema Sprar diventato Siproimi con i decreti sicurezza che ne hanno limitato l’accesso ai titolari di protezione escludendo quindi i richiedenti asilo e i titolari di protezione umanitaria, si pone come il modello di integrazione meno impattante per il benessere dei richiedenti e per la popolazione locale che li accoglie. Pensiamo che questa potrebbe essere la scelta giusta anche per il nostro territorio e chiediamo che il nostro comune aderisca alla rete dei comuni che si avvalgono di questo modello virtuoso accedendo ai fondi appositi del Ministero dell’interno e rispondendo alla necessità di umanità e reale accoglienza e integrazione che sono inderogabili in un paese civile".

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