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martedì 12 novembre 2019

Lavoro mercoledì 09 gennaio 2019 ore 14:52

Aferpi, chiesta la verifica del piano Jindal

La prima verifica dopo l'arrivo del gruppo Jsw a Piombino. Fim, Fiom e Uilm chiedono aggiornamenti su forno elettrico, demolizioni e smantellamenti



PIOMBINO — In questi giorni è partita dalle strutture nazionali e territoriali di Fim, Fiom e Uilm la richiesta di un incontro presso il Mise per una prima verifica del piano industriale a sei mesi dalla vendita dello stabilimento al gruppo Jsw. "Incontro in cui, data la rilevanza, riteniamo sia necessaria la presenza dei massimi vertici istituzionali, e la proprietà aziendale", hanno chiarito le organizzazioni sindacali in una nota.

"Se già nei primi sei mesi si è colto un dinamismo dello stabilimento al quale non eravamo da tempo abituati, in realtà sarà questo l’anno della svolta se le intenzioni dichiarate nelle linee guida del piano industriale saranno portate a compimento. - hanno ribadito - Il fatto simbolico delle tre linee di produzione, rotaie, vergella e barre che si troveranno a febbraio, per un breve periodo, a laminare contemporaneamente per quanto importante, come ulteriore segnale di controtendenza, ha necessità di essere consolidato. L’obiettivo del consolidamento lo si ottiene stimolando e supportando l’azienda a recuperare ed aggredire il mercato perso in anni di immobilismo, e per farlo con maggior possibilità di successo serve anticipare gli investimenti per chiudere il cerchio della produzione".

Per questo Fim, Fiom e Uilm auspicano la costruzione del primo forno elettrico ad arco "per alimentare le linee avviate e chiudere il cerchio della produzione rendendo maggiormente competitivi i nostri prodotti siderurgici attraverso una adeguata certificazione dell'intero ciclo".

Oltre alla produzione, però, per i sindacati è importante intavolare il discorso legato alle demolizioni e smantellamenti

"Attività - hanno spiegato i sindacati - che disegnerà un nuovo profilo e un volto inedito allo stabilimento, che abbiamo conosciuto in tutti questi anni, ma sarà anche una attività estremamente delicata che nasconde imprevedibili insidie. Una attività che deve essere progettata e attuata da imprese di alto profilo ed estremamente specializzate, non sarebbe comprensibile che non ci siano ricadute occupazionali per i lavoratori dell’indotto, ormai da anni disoccupati, così come sarebbe ingiustificabile non impegnare parte dei lavoratori diretti che da anni non mettono piede dentro il loro stabilimento".

Per questo Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un accordo quadro per codificare la formazione, le competenze e le condizioni di prestazione del personale locale che dovrà essere impiegato.

"Gli investimenti e gli smantellamenti potranno contribuire a dare un impulso occupazionale e, in questo quadro, sarà prezioso l’importante e recente accordo siglato dai coordinatori sulle rotazioni, al fine di coinvolgere quanti più dipendenti possibile in una logica solidaristica. - hanno concluso - Un accordo che rompe un principio di una scelta insindacabile fatta dall’azienda fra chi lavorava e chi invece non lavorava. Fim, Fiom e Uilm puntano a difendere e a creare le condizioni di lavoro per tutti come ci chiedono a gran voce in ogni assemblea".



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