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Lavoro martedì 27 novembre 2018 ore 18:39

Il Camping Cig interroga Fausto Azzi

Dieci domande e richieste di chiarimenti sono contenute nella lettera aperta indirizzata all'amministratore delegato di Aferpi



PIOMBINO — Il coordinamento Art. 1 - Camping Cig ha scritto una lettera aperta indirizzata all'amministratore delegato di Aferpi Fausto Azzi. Nella lettera sono contenute una serie di domande alle quali il gruppo di lavoratori vorrebbe avere delle risposte. 

"Comprendiamo che, per il ruolo che ricopre, Lei debba necessariamente lanciare messaggi tranquillizzanti circa lo sviluppo della situazione; a sua volta comprenderà come ci renda guardinghi e poco inclini alle illusioni la passata esperienza in era Cevital (che Lei ha conosciuto direttamente), conclusasi rovinosamente con la inutile perdita di 4 anni preziosi. Come lavoratori, - hanno spiegato nella lettera - abbiamo imparato a dar credito, più che alle dichiarazioni, alle cose concrete che vediamo ogni giorno in fabbrica; e quel che vediamo ci sembra stridere non poco con le dichiarazioni ufficiali. Ci consenta pertanto di esternarLe qualche nostra perplessità e di porLe qualche domanda".

Dubbi del Camping Cig sulla continuità di produzione e il reale reinserimento lavorativo di 540 operai. "Forse l’azienda trova più difficoltà di quanto avesse immaginato a reinserirsi sul mercato? Si è messo mano, ed in che modo, ad un robusto potenziamento di tutto il settore marketing dell’azienda, ridotto in coma dopo la fallimentare esperienza Cevital? - hanno domandato dal coordinamento - Come è possibile riconquistare mercato se non si investe, mettendo impianti e uomini nella condizione di realizzare prodotti di qualità?".

Ma non finisce qui, perché le domande del Camping Cig sono molte soprattutto in merito agli smantellamenti e alle demolizioni: "Se a Novembre 'gli studi sono in corso', cioè non ancora terminati, come può sperare di far partire gli appalti all’inizio del 2019? Vi siete informati a sufficienza sui tempi per le necessarie autorizzazioni? Sarebbe troppo facile addossare alla burocrazia responsabilità su inadempienze in realtà dipendenti da ritardi nella elaborazione di progetti. Demolirete anche impianti 'ad alto costo di smantellamento', come la Cokeria o li lascerete degradare alle intemperie?", sottolineando per questo aspetto una preoccupazione per la salute dei lavoratori.

Dal presente al futuro il passo è breve e il Camping Cig si interroga se davvero sono previste altre fasi del progetto Jindal con la realizzazione dei forni elettrici o occorrerà "attendere l’inizio del 2020 (piano di fattibilità) per capire quali siano le reali intenzione dell’azienda?".

Sul fronte occupazione: "Lei parla di 1500 posti di lavoro all’eventuale completamento dell’intero piano di investimenti; sappiamo che questa è la previsione più ottimistica. Oggi i dipendenti ci risulta siano circa 1920. Avete calcolato quanti saranno i posti di lavoro persi e quanti i lavoratori in esubero?"

"Non abbiamo avuto modo di vedere un lay-out di massima che chiarisse la dislocazione territoriale dei nuovi impianti. I nuovi impianti a caldo saranno tutti confinati nell'area a nord dell’altoforno e le aree attigue alla città saranno definitivamente liberate da lavorazioni di rilevante impatto ambientale? - e hanno aggiunto - Perché avete preteso che nell'Accordo di programma la questione dei rifiuti fosse trattata con formulazioni ambigue che sembrano alludere ad una autosufficienza dell’azienda nel trattamento e conferimento? Perché vuole rimandare 'sine die' i tempi di una definizione dei rapporti tra Jsw e Rimateria, pur sapendo che il fattore tempo è fondamentale per la sopravvivenza stessa di una Rimateria funzionale alle esigenze locali di miglioramento della situazione ambientale complessiva?".

"Sembra che la parola d’ordine sia aspettare -guardare- assicurarsi supporti e incentivi pubblici, non investire, spendere il meno possibile. Disponibili, però, a mettere altri 300 milioni di euro sul porto, per attività che vadano anche al di là della siderurgia. - hanno continuato nella lettera - C’è chi interpreta tutto questo come un disegno per arrivare non ad una moderna acciaieria con forni elettrici, ma ad un centro, in territorio europeo, per lo smercio di semilavorati importanti dall’India, avendo cura di assicurarsi il monopolio delle attività portuali. Un’ultima questione. Sentiamo lamentele per la vita quotidiana in fabbrica: bagni e spogliatoi in condizioni igieniche precarie; dubbi sulla idoneità delle condizioni di sicurezza; pretesa di allungare di fatto l’orario di permanenza in fabbrica in entrata e in uscita; pressioni sui ritmi di lavoro. Qualcuno parla di clima da caserma. Ora, quando al Metropolitan ci fu detto benvenuti nella Famiglia Jindal, sapevamo bene che una acciaieria non è un centro vacanze, ma non pensavamo che casa Jindal fosse una caserma. E’ l’ubbidienza cieca e militaresca cui Jsw allude quando chiede il supporto del sindacato? La preghiamo di riferire al suo datore di lavoro che in Italia le relazioni industriali non funzionano così. C’è una Costituzione della Repubblica che non si ferma ai cancelli dalle fabbrica e che impone reciproco rispetto per la dignità, la sicurezza, la libertà di pensiero e, pur negli ovvi limiti di legge, anche di espressione".


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