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Attualità Domenica 25 Gennaio 2026 ore 08:39
Altri modi di dire raccolti in corso Italia

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia Gordiano Lupi raccoglie altri modi di dire toscani e non solo
PIOMBINO — Parlare con Giorgio Cortigiani significa ricordare il passato, soprattutto come si parlava un tempo, ma state attenti a non farlo innervosire perché - da buon piombinese di scoglio - potrebbe “andare fuori dai gangheri”. Ecco la prima espressione tipica, “uscire fuori dai gangheri”, che sta a indicare un tipo che si arrabbia di brutto e diventa “rosso come un billo” (il billo è il tacchino). Dalle nostre parti le persone “non vogliono le mosche sul naso”, anche se a volte ti rispondono strafottenti: “Nei denti!”, se per caso ti azzardi a chiedere un prestito. Le mosche sul naso infastidiscono, quindi le chi non le vuole chiede solo di essere lasciato in pace. L’espressione “nei denti!”, invece va accompagnata con la mimica delle dita della mano destra (soprattutto l’indice) a tamburellare sugli incisivi, magari rafforzata da un “Sì, ma nei denti!”. Esempio: “Babbo, mi presteresti la tua auto che devo andare a Roma?”. Risposta: “Nei denti!”. È un no secco, molto figurato: “Te la presto sì la mia auto, ma nei denti!”. Sempre riferito alle pretese dei figli che spendono, scialacquano e chiedono citiamo il proverbiale: “Io gli farei prova’ il morso del lupo!”, significa che se una persona chiede troppo dovrebbe provare le ristrettezze economiche, ergo un po’ di fame, per capire cosa significa risparmiare. In corso Italia, poi, non ci si va con le scarpe tutte sgrubbiate (rovinate, sciupate) e neppure con gli abiti sgrubbiati (lisi, consumati), quando si cammina sul bagnato si deve cercare di non sdrucciolare(mica scivolare, a Piombino si sdrucciola!) e se i nostri figlioli (non figli, bada bene) giocano a nascondino qui si chiama rimpiattino. Un maltrangolo, invece, se lo incontri per strada lo riconosci subito, è uno macinato grosso, ignorante, incivile, così come un marcantonio è uno scavezzacollo - da noi si chiama pure troncacollo - ma potrebbe essere anche “un bel pezzo di marcantonio” se si tratta di un uomo forte e muscoloso. Quando ti soffi il naso con la pezzóla (mica il fazzoletto) ti sorte fuori il grenno (che sarebbe il muco), ma qualcuno lo chiama moccio. “Sei un bimbo, ti esce ancora fuori il moccio dal naso”, da qui il termine moccioso. Un tempo in campagna si facevano i pagliai e si appoggiavano a un palo che si chiamava stollo, termine in totale disuso, da quando i pagliai non li fa più nessuno. E poi da queste parti le cose si chiamano in modo strano, già l’abbiamo detto che la mollica si dice midolla, aggiungiamo che il ramaiolo viene chiamato rumaiolo, da qui il verbo rumare (girare con un mestolo) già affrontato in sede di bottino rumato. Quando si lava una bottiglia agitandola diciamo che “si sciaborda”, allo stesso tempo un tipo un po’ strambo, uno che “gli manca qualche venerdì”, si dice sciabordato o sciabordito. Il coperchio di un tegame si chiama testo, forse da qui il nome romano del quartiere Testaccio, collina composta da cocci di terracotta, ché un tempo i coperchi da cucina erano di terracotta. In corso Italia a volte passa la banda e allora siamo qui a ricordare che i timpani da noi si sono sempre chiamati piatti, ma anche testi, vista la somiglianza con i coperchi. “Ecco la banda! Andiamo a senti’ sona’ i piatti!”. Il grembiule indossato in cucina a Piombino si chiama grembiale, quando le donne andavano a lavare ci facevano il ciorcello, se lo toglievano e lo portavano arrotolato a corona sopra la testa per posarci le tinozze(catini) piene di panni. Molti abiti del quotidiano erano fatti con la tela d’Africa, un tessuto da lavoro - tecnicamente il fustagno - che veniva prodotto a Massaue serviva per i vestiti economici. A Piombino togliere si dice cavare, da qui “non cavare un ragno da un buco” e via dicendo, oppure uno che ti vuol fregare “mette cinque e cava sei”. Il contrario di un posto a solatio qui si dice a bacìo, ergo a tramontana, un luogo dove fa freddo. Una cosa precoce sarà promaticcia, per esempio i pomodori possono essere promaticci se si colgono presto e son buoni lo stesso, proprio il contrario di tardivo o serotino. Altri vocaboli strani: la bezzuca è la tartaruga, il saltaleone è la tagliola, la pietraccola è la trappola per uccellini - una lastra di pietra tenuta in equilibro instabile da un legnetto -, lo scarbonchio è una malattia dei maiali, la penera è il laccio per catturare gli uccellini, la cintola è la cintura (cinghia), la camiciola è la canottiera (maglietta a pelle), treppicare significa trescare con una ragazza, lo stidione è lo spiedo - un ferro lungo per arrostire uccellini -, il condiglione è l’osso del prosciutto - da qui condire, infatti si usava per dare sapore alla zuppa -, il turchinetto è il colorante per rinfrescare i pantaloni di fustagno stinti, infine la biaccaserve a dare il bianco sulle scarpe da passeggio. Abbiamo terminato la passeggiata in corso Italia tra i ricordi del passato.
Gordiano Lupi
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