Attualità Domenica 11 Gennaio 2026 ore 08:42
Salvare capra e cavolo

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia nuovi modi di dire raccolti da Gordiano Lupi
PIOMBINO — Un bel modo di dire che ci riporta alla Toscana contadina è il detto universale “salvare capra e cavolo” - non solo piombinese - ché le capre sono ghiotte di cavolo, quindi è difficile salvare entrambe le cose. La frase si adatta bene per chi tenta di riuscire a conciliare due o più interessi - situazioni apparentemente inconciliabili - trovando un accordo o una soluzione che soddisfi tutte le parti senza sacrificare nessuna. L’espressione deriva da un antico problema di logica, il “problema del barcaiolo”, in cui un contadino deve trasportare un lupo, una capra e dei cavoli attraverso un fiume con una piccola barca. “Dé, e ci stai gobbo!”, invece, è tutto locale, forse in comune con Livorno, ma raffigura (per contrasto) certe situazioni nelle quali uno si trova proprio bene, è del tutto a suo agio. I livornesi dicono: “E ci si sta gobbi a Livorno! Si fa il bagno anche d’ottobre!”, ma a Piombino si dirà: “E ci si sta gobbi sur mare! Qui ’un ci fa mai freddo!”. “Buonanotte ai suonatori” è un’espressione figurata - usata in tutta Italia - per indicare che una situazione è finita, è giunto il momento di ritirarsi, ma anche che si considera chiusa una questione. A Piombino se ne fa ancora uso e non ha niente a che vedere con l’omonima canzone dei Pooh. “Ha fatto misdea!” significa “Ha fatto un casino!”. Salvatore Misdea (1862-1884) era un militare italiano, nativo di Girifalco, che un brutto giorno in preda a un raptus fece una strage di commilitoni a colpi di fucile (7 morti e 13 feriti), vendicandosi di presunti affronti subiti. Fu condannato a morte per fucilazione e il suo temperamento violento venne studiato da Cesare Lombroso. Un significato simile a “fare misdea” si crea con l’espressione “è Casamicciola!”, derivato dal terremoto sofferto a Ischia che fece gravi danni nel comune di Casamicciola. “A tutto spiano” si dice ovunque ed è italiano corretto più che un modo di dire piombinese, significa “fare qualcosa fino al massimo limite”, “agire senza interruzione”. Torniamo al locale in senso stretto con “abbi di tuo e ’un ti mancherà mai niente!”, un saggio proverbio che sprona a farsi una posizione economica tranquilla e a non aspettare il soccorso dagli altri; nessuno regala nulla, quel che guadagni in modo onesto ti deve bastare per affrontare la vita senza dover chiedere niente. Altre rapide espressioni maremmane: “bello come il sole” (riferito a un figlio), “contento come una Pasqua” (la festività è sinonimo di giubilo), “arrivare dopo la musica” (nel senso di giungere a festa finita). “Arrivare dopo la musica” si usa anche in senso figurato per dire a qualcuno che non ha capito niente, ma in senso stretto significa che abbiamo fatto tardi, siamo arrivati quando tutto era finito. “Anche questa è fatta” merita qualche parola in più, perché in casa mia veniva completato con “disse quello che ammazzò la moglie”, in altri luoghi pare che terminasse con “disse quello che ammazzò il babbo e la mamma”, in ogni caso è un modo di dire sorpassato e abbastanza amorale. “Il più coglione porta il lampione” è un modo di dire legato alle processioni religiose, durante le quali, di solito, la mansione più ingrata consiste nel “reggere il lume”. Nella zona di Lucca si usa dire: “Il più minchione porta il Cristo e il lanternone!”, del tutto simile, riferito al tontolone incapace di dire di no, che durante le processioni dopo aver portato il pesante crocifisso, invece di riposarsi accetta di dare il cambio a chi porta la lanterna. Usato in senso metaforico indica persone abbastanza ingenue che si fanno carico senza protestare di tutte le incombenze più pesanti. “Il cappello sulle ventitre” ci riporta in Italia (è stato persino un programma televisivo trasmesso il sabato sera su Rai 2 nel 1983), è un modo di dire riferito al cappello portato molto inclinato da una parte, come la riga che traccia il diametro del quadrante di un orologio toccando le cifre che indicano le ore 5 e le ore 11, ossia le ventitre. Portare il cappello sulle ventitre un tempo era inteso come un segno di spavalderia. “Morto un Papa se ne fa un altro” viene usato in tutta la Toscana, ma a Piombino lo sento dire spesso, riferito metaforicamente alle situazioni nelle quali si sostituisce una persona con un’altra, senza soluzione di continuità. Nessuno è indispensabile, in fondo, la vita continua, se è possibile sostituire un Papa, figuriamoci una fidanzata, un allenatore, un presidente o un sindaco. “Quando cantano le scarpe” significa che le calzature sono nuove di zecca, devono fare il rodaggio, devono ammorbidirsi con l’uso. Un’esclamazione tutta piombinese: “è lì che casca il ciuco!”, identica come significato alla più nazionale “qui casca l’asino!”, significa trovarsi davanti a una difficoltà nuova che provoca dei problemi, così come il ciuco potrebbe cadere quando attraversa un ponte perché spesso s’impunta e si agita. “Finché hai i denti in bocca non sai cosa ti tocca!” è un detto toscano dal significato abbastanza chiaro, perché finché si è in buona salute e si ha la vita davanti, non si può sapere quali difficoltà si dovranno affrontare in futuro, quindi spesso si tende a non considerare le sofferenze altrui. Il proverbio serve come monito a non dare per scontato il presente e a non sottovalutare le sventure che possono capitare. “Se le scuote come i ciuchi!”, significa che è del tutto inutile fare partacce o ramanzine a una simile persona, che sia un figlio o un sottoposto, tanto non ascolta. “Fare il civettone”, invece, vuol dire fare il bel gagà con una ragazza, darle spago, farle la corte (come si diceva un tempo), insomma darle il giro. Si diceva anche “fare il garofano”, ma tanto tempo fa. Termino con “il gallo della checca”, il tipo che si mette in mostra, sempre in evidenza. “Ti credi d’esse’ il gallo della checca?”, diranno gli invidiosi che restano al palo. Ma c’è chi lo chiama pure “il bello della veglia” e intende dire proprio la stessa cosa.
Gordiano Lupi
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