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Breve storia della famiglia Barbieri

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia "Breve storia della famiglia Barbieri" di Gordiano Lupi



PIOMBINO — Il commercio nel sangue: drogheria, torrefazione, dolciumi

Tutto comincia da Raffaello Barbieri, a Collemezzano, con i suoi cinque figli (Maria, Massimo, Ferdinando, Rinardo e Giuseppe), da una famiglia che commercia vini e liquori sin dal 1800. A Piombino giunge il ramo della famiglia Barbieri che proviene da Massimo, per la precisione il figlio Operio (1900 - 1990) - che a Piombino abbiamo sempre chiamato Poerio - che apre un negozio di alimentari in corso Italia al numero 135, davanti all'attuale negozio di porte e infissi, zona quartiere operaio. Massimo viveva a Collemezzano, una frazione del Comune di Cecina, e aveva quattro figli: Clarissa, Tullio, Adele e Operio, come lui futuri commercianti; per esempio Tullio mandò avanti una tabaccheria-emporio che vendeva vino, come accadeva un tempo, proprio a San Pietro in Palazzi. Poerio (chiamiamolo così, ormai) si vide comprare dal padre la licenza per un’attività commerciale a Piombino, dove si trasferì insieme alla moglie Iolanda Cecconi, per aprire una drogheria. Purtroppo durante i terribili bombardamenti del 1944, il negozio andò distrutto insieme alla casa (8 febbraio 1944) e non fu facile ripartire con la vecchia attività. Poerio ce la fece con impegno e dedizione anche se perse la moglie a soli 46 anni e il figlio Vittoriano, quando ne aveva solo 16, dovette abbandonare il liceo scientifico - una scuola elitaria in quel periodo! - per lavorare con il padre.

Il matrimonio tra Vittoriano e Maria Pia Carmignani (1962), famiglia di vecchi meccanici, portò un nuovo ingresso in famiglia ma pure un volto femminile nell’attività commerciale. La drogheria di Poerio divenne un punto di riferimento per le famiglie piombinesi, situata in una zona centrale, vicino a rivendite di giornali, bar, macellerie, forni, nella Piombino operaia così vitale del primo dopoguerra. Poerio riforniva la Magona d’Italia, portava la spesa al direttore nella villa di Cittadella, faceva le consegne alimentari per le famiglie borghesi della Piombino bene. Nella sua drogheria trovavi di tutto: bottarga, tonnina, pane del Giusti (antico forno di Piombino), salumi di Chiusdino e della Fattoria dei Barbi a Montalcino, pecorino di Pienza, farina di castagne della Garfagnana, dolci del Nannini di Siena (panforte, pan de’ Santi, biricuocoli i popolari cavallucci, ricciarelli). I Barbieri compravano la carne cruda dal Bruschi (aveva un macello al mercato coperto): arista, vitella, maiale, fegato per confezionare fegatelli, che cuocevano per rivenderli nel settore gastronomia del negozio. Producevano insalata russa casalinga, con maionese fatta a mano e verdure acquistate fresche e poi lessate, insieme ai dolci fatti in casa, fossero crostata, corollo, pinolata, zuppa inglese, latte alla portoghese, cenci e frittelle di riso per Carnevale. Erano famosi i sacchi davanti alla vetrina di farina gialla, fagioli, fave, ceci, lenticchie venduti a peso, che i ragazzi passando si divertivano a mescolare.

Un negozio di alimentari di qualità, una drogheria a cinque stelle come si direbbe oggi, che vendeva prosciutto di Langhirano, i migliori pecorini senesi e formaggio parmigiano, rigorosamente comprati in zona di produzione. Poerio teneva anche il caffè sfuso della famosa Torrefazione Zazzeri, per questo s’innamorò della bevanda scura così amata da noi italiani e decise di rilevare l’attività quando il proprietario storico chiuse il negozio. La famiglia Barbieri gestì per alcuni anni il piccolo negozio in viale della Repubblica, dove tostava il caffè comprato crudo a Trieste con un’antica tostatrice a legna, componendo prelibate miscele. La licenza di vendita della drogheria fu ceduta nel 1980, Poerio ormai ottantenne smise di lavorare, il figlio Vittoriano con la moglie Maria Pia si occuparono della torrefazione e della rivendita di caffè, anche se dopo poco, da buoni commercianti, cominciarono ad allargare l’orizzonte occupandosi di piccoli dolciumi (caramelle e cioccolatini). Il negozio di torrefazione si trovava nella parte terminale di viale della Repubblica, dove c’era LaBancarella di Curzio, ma era piccolo per contenere il commercio legato ai dolci, che si spostò in un fondo più centrale, dello stesso viale, al numero 16, separando il caffè dai chicchi. Il negozio del Barbieri che ricordo bene è proprio quello, era il mio paradiso di bambino nei primi anni Settanta, non sarei mai voluto uscire e avrei voluto comprare tutto, per assaggiare ogni prelibatezza. Vittoriano e Maria Pia vendevano tutto quello che serviva per fare dolci casalinghi - soprattutto ricciarelli e panforte -, da un’ottima farina di mandorle calabrese, passando per succulenti canditi del meridione, per finire con un’eccellente farina di castagne della Garfagnana. Dalla famiglia Barbieri trovavi le migliori qualità di cioccolata, da Majani a Lindt a Caffarel, Venchi Unica, passando per i cuneesi (non solo al rum!), senza farsi mancare i gianduiotti Baratti di Torino. C’erano pure la liquirizia aromatizzata calabrese venduta a peso, la famosa marca Amarelli di Rossano Calabro, insieme a tanti prodotti tipici che venivano acquistati nelle più rinomate fiere dolciarie. Trovavi nel negozio la cioccolata di Cuneo alle nocciole (venduta a peso), i torroni a taglio e i torroncini Condorelli, le caramelle alla nocciola Cri Cri, le migliori marche di torroni italiani, Nurzia e Cestaro, le essenze per fare i liquori in casa con l’alcol a 90 gradi. Pasticche, zuccherini e gommose Leone, oltre alle antiche caramelle Mera e Longhi di orzo, rabarbaro, anice, latte e menta.

Erano i tempi che non si trovava di tutto nei supermercati, non c’era ancora il mondo globalizzato e non si vendevano le stesse cose in ogni negozio del mondo. Incontrare molte specialità del sud Italia in un negozio di Piombino era cosa straordinaria. Il negozio della famiglia Barbieri vendeva panettoni di Milano per Natale, confezionava cesti regalo e calze della Befana con i prodotti tipici scelti dal cliente, così come quando arrivava la Santa Pasqua vendeva le migliori marche di uova di cioccolato, oltre alle più disparate qualità di ovetti di cioccolato ripieni sfusi. I dolci del Barbieri ebbero un successo tale che la famiglia - intorno al 1982 - si convinse ad aprire un negozio anche a Salivoli, che rimase operativo fino al 1999, situato proprio accanto alla casa del Tortello, vicino alla sede del Quartiere. Vittoriano e Maria Pia aiutavano Poerio - poi ne presero il posto -, ma anche la figlia Maria Cristina (che mi ha fornito le notizie) non ha mai fatto mancare il suo apporto. Tempi passati. Tempi di commercianti veri. Tempi di famiglie dedite a un lavoro artigianale, visto come creativo, non come un modo per campare e far quattrini, ripetitivo e alienante. Tempi in cui un commerciante cuoceva i dolci che vendeva nel suo negozio al forno del Giusti, in via Marco Polo. Tempi passati, purtroppo, ma da non dimenticare, perché vivere con i ricordi è bellissimo, ti riempie il cuore di una struggente felicità. 

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

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