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giovedì 05 dicembre 2019

Attualità giovedì 24 ottobre 2019 ore 15:53

"Dai sindaci Pd un attacco pretestuoso"

Dopo i commenti riservati alla moglie del sindaco di Piombino e alla sindaca di Suvereto: "Un attacco pretestuoso. Parità di genere ancora lontana"



PIOMBINO — “Ticciati e Bandini attaccano i sindaci di Piombino e Suvereto arrivando addirittura a sfruttare la presenza della moglie di Ferrari nella piazza che contestava il raddoppio dei volumi della discarica di Rimateria. Un attacco pretestuoso che arriva da chi si fregia di avere a cuore la parità di genere”, così le assessore Carla Bezzini, Simona Cresci e Sabrina Nigro, donne della giunta di Piombino, hanno commentato le dichiarazioni dei sindaci di Campiglia e San Vincenzo.

“Un attacco pretestuoso – hanno dichiarato le assessore – che arriva da quella parte politica che, da sempre, si fregia di avere a cuore la parità di genere. È inutile farsi chiamare sindaca se poi ci si lascia andare a commenti del genere riguardo una donna che, prima di essere la moglie del sindaco, è una libera cittadina che ha tutto il diritto di esprimere le proprie opinioni nei luoghi e nei modi che ritiene opportuni. Ancora una volta, dimostrano di soffermarsi molto di più sulla forma che sulla sostanza. Sara (la moglie del sindaco di Piombino Francesco Ferrari, ndr) è una donna con delle chiare opinioni e il fatto di essere sposata con il sindaco certamente non può e non deve ledere in alcun modo il suo diritto di esprimerle. È quantomeno pretestuoso che il Pd attacchi lei per screditare il sindaco Ferrari, come se ci fosse qualcosa di negativo ad avere una moglie che ha il coraggio di far valere le proprie idee. Altrettanto offensivo è l’appellativo riservato a Jessica Pasquini, sindaco di Suvereto, che viene definita inqualificabile dai colleghi perché indossa la fascia in una piazza, al fianco dei suoi concittadini. Parlano di rispetto istituzionale ma, sinceramente, è incomprensibile come possano definire mancanza di rispetto scendere in piazza come portavoce della città indossando il simbolo che la riconosce titolata a farlo. Siamo nel 2019 e, purtroppo, questo episodio è la prova tangibile di quanto la parità di genere sia ancora lontana. Di certo, professarla a parole non conta se poi ci si aspetta che una donna non indossi la fascia tricolore quando parla a nome dei suoi concittadini e che la moglie di un sindaco debba stare in silenzio a osservare da lontano per non ledere la figura pubblica del marito”.



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