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Attualità domenica 06 novembre 2022 ore 08:06

Di Migliorini, Amori e segreti di Elisa Bonaparte

Elena Migliorini

Elena Migliorini racconta Amori e segreti di Elisa Bonaparte. Ne parla Gordiano Lupi su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia



PIOMBINO — Elisa Bonaparte si è vista dedicare molti libri, a partire dalle accurate ricostruzioni storiche di Nedo Tavera, passando per un bel saggio di Roberto Mosi, tutte le preziose notizie raccolte da Mauro Carrara, persino qualcosa del vostro Gordiano Lupi nella Storia popolare di Piombino e in Piombino Leggendaria. Dimentichiamo per un attimo (meglio per sempre) un pessimo fumetto stile manga finanziato dall’ultima amministrazione comunale (ancora in carica) che non ha niente della figura storica di Elisa, se non il nome.

Elena Migliorini è pittrice, grafica, disegnatrice, narratrice ed è la persona più adatta per fare di Elisa un personaggio da romanzo, protagonista di improbabili intrecci amorosi come di realistiche vicende regali. Belle e suggestive le illustrazioni a colori del libro (18 euro per 126 pagine dovute proprio all’abbondanza di colore) che raffigurano Piombino, il palazzo della principessa, ma anche la vita della regnante francese, sorella del grande Napoleone. Elena Migliorini racconta la giovinezza della principessa, le sue ambizioni, la descrive come un’anima romantica, salvandola dai pettegolezzi storici, infine racconta la sua volontà di rendere Piombino una città salubre ed elegante, una piccola Parigi.

Amori e segreti di Elisa Bonaparte è un romanzo rispettoso della realtà storica e può essere utile per cominciare a conoscere la principessa di Piombino. Approfittiamo di questa intrigante lettura per darvi qualche notizia storica.

Elisa in realtà si chiamava Marianna, era nata ad Aiaccio nel 1777, educata nel collegio di Saint-Cyr fondato da madame de Maintenon. La madre Letizia, rimasta vedova, volle maritare Marianna con l’ex ufficiale corso Felice Baciocchi. Il matrimonio della figlia ventenne fu celebrato a Marsiglia, il primo maggio del 1797. Marianna assomigliava molto al fratello, fisicamente e moralmente, era una donna abile, intraprendente, coraggiosa e molto ambiziosa. Il Baciocchi era tutto il contrario, bonaccione e pacifico, amava il quieto vivere, soprattutto il lusso, la bella vita tra agi e ricchezze. Marianna non giudicava il suo nome abbastanza regale, per questo volle cambiarlo nel più consono Elisa. Una leggenda popolare - cui si continua a dar credito - narra che fu Elisa a modificare il nome al marito, che in realtà si sarebbe chiamato Pasquale. Non è vero, molti documenti storici dimostrano che si chiamò sempre Felice, non ultimo il certificato di battesimo.

Napoleone fu proclamato Imperatore, di conseguenza la moglie Giuseppina prese il titolo di maestà, mentre la figlia Ortensia veniva chiamata altezza. Le tre sorelle di Napoleone - Elisa, Carolina e Paolina - si rodevano dalla gelosia. Per questo motivo Napoleone le nominò Principesse per decreto, con la possibilità di essere chiamate altezze imperiali. Non bastava. Le tre donne volevano un regno su cui governare. La prima a essere accontentata fu Elisa, nominata Principessa di Piombino il 18 marzo del 1805. Carolina, sposa di Gioacchino Murat, divenne Granduchessa di Berg e di Cleves, quindi Regina di Napoli. Paolina, sposa del Principe Camillo Borghese, divenne Duchessa di Guastalla. La Principessa Elisa sedette ben volentieri sul piccolo trono di Piombino, anche se sperava prima o poi di averne uno più importante per appagare un’ambizione almeno pari a quella del fratello. Fin qui la storia, che Elena Migliorini cita a più riprese, rispettandola, ma inserisce nel contesto romanzesco una giovanile infatuazione di Elisa per un ufficiale, come nella parte del regno piombinese racconta una simpatia ricambiata per un altro soldato. La scrittrice ripercorre gli anni giovanili di Elisa fino all’ascesa del fratello e al sogno di un potere, usato bene, perché fu proprio Elisa a convincere i piombinesi della necessità di vaccinare tutti contro il vaiolo.

La storia ci tramanda Elisa come una donna dai costumi liberi, che tradiva con facilità il marito, intrecciò una relazione con il Lespérut, che volle accanto a sé per lungo tempo, non solo per le sue doti amministrative. Tra gli amanti di Elisa ricordiamo il signor Capelle, consigliere di Stato sotto Luigi XVIII e ministro di Carlo X. Elisa non era bella ma aveva una spiccata personalità unita a uno sguardo fiero e a due occhi intriganti che stregavano gli uomini. Forse da questo particolare deriva la leggenda - di cui parlo in Piombino leggendaria - che la descrive come una maliarda divoratrice di uomini. Elisa aveva la pelle bianca, un discreto personale, forse era un po’ troppo magra, ma soprattutto non aveva un fisico armonico. Molti uomini le facevano la corte, all’insaputa del Principe che non se ne curava troppo, ma era interessato solo a continuare la sua vita tranquilla. Nel luglio del 1805, Felice ed Elisa entrarono a Lucca per ritirare le chiavi della città e prendere possesso del nuovo regno. Alcuni mesi dopo vollero visitare Piombino, che aveva visto succedere come ministri plenipotenziari monsieur D’Hautsmenil e il cavalier Mariotti. In occasione dell’arrivo dei signori fu proclamato un periodo di grandi festeggiamenti, fu innalzato un arco trionfale, la città fu illuminata per tutta la notte e il popolo tributò una solenne accoglienza. Ovunque si sentiva gridare: “Viva Napoleone! Viva il vincitore di Austerlitz! Gloria alla sua augusta persona!”. Gli Anziani consegnarono ai regnanti le chiavi della città davanti a un battaglione di soldati schierato nella piazza di Cittadella. Tra le dame che accompagnavano Elisa c’era anche la marchesa de Laplace, moglie del matematico Simon de Laplace, molto amica della Principessa e in corrispondenza con lei per tutta la vita. Alcuni giorni dopo i due Principi partirono per Lucca promettendo di tornare presto a Piombino per trascorrere un lungo soggiorno. Piombino e Lucca, uniti in un solo Principato, non godevano di grande prosperità. Elisa era la vera governante, dotata di carisma e spiccata personalità, che si dette un gran da fare per risollevare le sorti dello Stato. Felice amava il dolce far niente e delegava volentieri le incombenze amministrative alla moglie. Elisa viveva più a Lucca che a Piombino ma non per questo trascurava gli impegni che riguardavano la cittadina tirrenica. Riordinò le milizie, il diritto di ancoraggio, le scuole primarie, le carceri, la vendita dei beni demaniali, istituì il dazio del bollo, aprì l’ufficio del registro e delle ipoteche. Il 19 dicembre del 1806, il Principe Felice I ordinò la pubblicazione del Codice napoleonico a Piombino, eliminando tutte le normative precedenti. Il Principe restava legislatore sovrano in materia di pascolo, taglio del bosco, pesca e miniere. Il nuovo governatore di Piombino era il colonnello Adolfo Beauvais (1806), persona di provata onestà che restò in carica due anni e morì a Lucca nel 1810. Felice Baciocchi stabilì un nuovo ordinamento doganale a base di imposte su sale, tabacco e carte da gioco, generi che si dovevano vendere solo per conto dell’appaltatore generale. Le dogane prevedevano il diritto di ancoraggio e la gabella di esportazione.

Elisa visitò tre o quattro volte Piombino, trattenendosi in città anche due - tre mesi, perché amava la posizione marina e la vista delle isole dell’arcipelago toscano. Tutte cose che anche Elena Migliorini racconta nel suo bel volume. Monsieur Talleyrand definiva Elisa “la Semiramide di Lucca”, perché era una donna d’ingegno e d’azione, appassionata al lavoro e all’amministrazione dello Stato, come se fosse un divertimento. Una volta arrivò a lamentarsi con il fratello per il passaggio delle truppe francesi all’interno dei suoi domini. Il governo di Felice I e di Elisa lasciò come importante eredità giuridica un Codice Rurale pel Principato di Piombino, pubblicato il 24 marzo del 1808, cui si aggiunse il Regolamento per l’amministrazione Generale dei Boschi e delle Foreste.

La Francia creò un blocco continentale italiano per presidiare i punti nevralgici, inserendovi anche la città di Livorno, sempre esposta alle vendette inglesi. Napoleone prese possesso anche di Firenze e del Regno di Etruria, formalmente finito, dopo sette anni. La Toscana fu aggregata allo Stato italiano, quindi all’impero francese, e divisa in tre dipartimenti: Arno, Mediterraneo e Ombrone. Governatore della Toscana fu Dauchy, quindi Menou, assistito da una giunta (Dauchy, Chaban, Degerando, Janet) che introdusse in Italia le leggi francesi. Il 3 marzo del 1809, Elisa Baciocchi fu nominata Granduchessa di Toscana. La Principessa fu accolta bene dai nuovi sudditi, soprattutto i fiorentini amarono molto Elisa, Principessa distinta e affabile, di spirito vivace e di animo nobile. Elisa aveva fatto buone cose a Lucca e a Piombino, adesso l’intera Toscana l’attendeva alla prova. In realtà, il potere effettivo restava nelle mani del Direttore dell’Alta Polizia, dell’Intendente del Tesoro, del Comandante delle Forze Militari e dei Prefetti, che dipendevano direttamente da Parigi. Lucca e Piombino erano formalmente uno Stato unitario e indipendente dal Regno di Etruria. Felice I si faceva chiamare Principe di Lucca e Piombino, mentre Elisa si fregiava del titolo di Granduchessa di Toscana; infatti decreti e ordinanze piombinesi - dal 1809 al 1814 - portano la firma di Felice I. Quando Napoleone si sposò con la Duchessa Maria Luigia, a Parigi, i coniugi Baciocchi parteciparono alle feste nuziali dell’Imperatore e la Principessa sfoggiò un lusso incredibile.

Elisa fu regnante illuminata. Restaurò pubblici monumenti, aprì nuove scuole, frequentò l’accademia, visitò ospedali confortando malati e mangiando insieme a loro. Amava l’arte, teneva preso la sua corte scultori, pittori e poeti, tra questi ricordiamo il Canova, artista che molto stimato dalla Principessa. Tra i lavori compiuti da Elisa a Piombino ricordiamo la Strada Nuova, poi via Maestra Pisana, che collegava Piombino alla torre di San Vincenzo, adesso - in suo onore - Strada Provinciale della Principessa.

Elisa si dedicò al recupero ambientale delle paludi presso le foci del Cornia e di altri corsi d’acqua, il cosiddetto Lago di Piombino, che i francesi chiamavano Grand marais de Piombino. I lavori di risanamento idraulico impegnarono l’esercito e persino gruppi di forzati. Fu approntato il fosso della Sdriscia che convogliava le acque del Cornia dirette a bonificare la zona di Campo all’Olmo. Elisa intensificò il lavoro della miniera di allume a Montione, pietra utile per la concia delle pelli, e un piccolo insediamento a pochi chilometri da Suvereto fu denominato Comune di Elisa - Montioni, oggi Montioni - Allumiere. Dicono che Elisa si recasse in questo luogo per fare il bagno in una vasca di marmo nelle acque sulfuree che sgorgavano da una sorgente. Elisa morì proprio dopo un bagno termale, sua vera passione, il 7 agosto 1820, in una palude presso Monfalcone, per l’insorgere di una grave forma febbrile. I Baciocchi ristrutturarono Palazzo Vecchio nella Cittadella e tentarono di unirlo alle dipendenze, il cosiddetto Palazzo Nuovo; inoltre costruirono un giardino tra la cappella e la residenza reale. Davanti alla Cittadella venne aperto un grande spazio pubblico chiamato Piazza Napoleone, dove si trovavano il Palazzo del Governo, la Prefettura, il teatro e l’ospedale. Nel 1806 Piombino contava 700 abitanti d’estate e quasi il doppio d’inverno. I racconti dei viaggiatori lo descrivono come uno scalo più che come un porto, narrano di una città piccola, ma ordinata e ben costruita. Elisa, che i piombinesi, dopo la Restaurazione, chiamavano affettuosamente la Baciocca, rifece la pavimentazione delle strade, le fogne e le fontane pubbliche. Obbligò i privati a restaurare le case cadenti, specie se si affacciavano sulle vie principali. Fu ristrutturata la Chiesa di Sant’Agostino per renderla degna di una città napoleonica e si progettò di aprire una piazza dei commestibili e un mercato del pesce, iniziative mai portate a compimento. Elisa trasformò Palazzo Appiani della Piazzarella (oggi Piazza Bovio) in un bagno penale. La Principessa trasformò Piombino in un’elegante cittadina napoleonica, ben curata nell’arredo urbano e attenta all’igiene pubblica. Elisa fece costruire tre Case Sanitarie in luoghi insoliti: Porto Vecchio, Foce della Gora e Palude di Scarlino. La Piombino napoleonica visse un periodo intenso caratterizzato da un grande risveglio della vita urbana e della società civile, meritandosi l’appellativo di Piccola Parigi.

Elisa è stata per Piombino una sovrana di respiro europeo che in tema di sanità e di igiene pubblica si ricorda per aver migliorato le precarie condizioni di vita cittadine. Alla fine del secolo XVIII la piana di Piombino era invasa da luoghi acquitrinosi portatori di infezioni malariche. La zanzara anofele la faceva da padrone in tutte le zone paludose, trovando un valente avversario solo nel centro cittadino, dove l’ospedale provvedeva a distribuire chinino ai braccianti agricoli. Elisa portò a Piombino l’idea nuova della sanità pubblica, non vincolata a enti ecclesiastici e ospizi di beneficienza. Serviva anche un’educazione alimentare perché gli abitanti della Maremma erano soliti mangiare molta carne e bere tanto vino, senza cibarsi di verdure, oltre a lasciarsi andare a carenze igieniche. La speranza di vita in Maremma era di 22 anni … anche perché i contadini e i lavoratori dei campi vivevano in sudici tuguri, dormivano senza cambiarsi d’abito e si cibavano quasi esclusivamente di acqua cotta (fette di pane immerse in acqua bollente, insaporita con aglio, cipolle, sale e peperone), bevevano acqua putrida e spesso esageravano con il vino. Elisa Baciocchi ha il merito di aver edificato il nuovo ospedale, grazie all’operato dell’ingegner Lovoçat e dell’architetto Louis Guizot, nella Chiesa di Sant’Antimo Sopra i Canali. La scelta cadde sulla chiesa duecentesca di Sant’Antimo perché era un edificio “esposto, senza alcuno ostacolo, ai raggi del sole, all’azione delle piogge e dei venti”. Si decise di rialzare di un piano lo stabile, destinando le sale dei degenti al piano superiore, mentre al piano inferiore rimase il Magazzino detto di Sant’Antimo. Il nuovo ospedale era comodo e funzionale, perché situato entro le mura, facilmente raggiungibile, vicino alla Porta a Mare, in prossimità del Porticciolo. Il nuovo ospedale piombinese aprì i battenti nel 1810 mettendo soltanto 10 letti a disposizione dei degenti, un rapporto malati - abitanti modesto, ma pur sempre un passo avanti rispetto al passato.

A Piombino il governo di Felice I era ben visto. Prosperavano le industrie, il commercio era fiorente, la pubblica amministrazione era ben regolata. Ma la stella napoleonica cominciava a offuscarsi. L’Imperatore si era inimicato tutti i popoli sottomessi a causa di un comportamento dispotico e arrogante. La spedizione di Russia dette il colpo di grazia a una situazione che stava prendendo una china pericolosa. Napoleone fu tradito dai suoi stessi parenti che aveva agevolato con ogni mezzo; lo abbandonò persino Gioacchino Murat, marito della sorella Carolina, per il timore di perdere la corona di Napoli. Murat si impegnò a combattere Napoleone insieme agli austriaci per ristabilire un equilibrio tra le potenze e una nuova amministrazione in Italia. Napoleone abdicò nell’aprile del 1814 e il giorno dopo partì per l’Isola d’Elba, che le potenze vincitrici gli riconobbero come unico dominio. In Francia cominciava la restaurazione sotto Luigi XVIII, che dopo 23 anni di esilio, tornava sul trono degli antenati. La caduta di Napoleone fece finire in disgrazia tutti i Principi legati alla sua famiglia, a parte il traditore Murat, che addirittura ampliò la sfera d’influenza del Regno di Napoli. In Toscana tornò a regnare la casa Lorena, che Murat si occupò di restaurare al potere, spodestando la cognata Elisa. La Principessa si ritirò a Lucca, dove la raggiunse il marito Felice, scappato in fretta e furia da Firenze, bersagliato dagli sfottò più irridenti: “Quando tu eri Felice, noi eravamo pasquali (cioè minchioni, baccelloni); adesso che sei ritornato Pasquale, noi siamo felici”. Il gioco di parole sul nome dal sovrano seguiva la voce popolare che dava per scontata la modifica e si prestava alla sottile ironia. Firenze ambiva a tornare sotto i Lorena, per questo accolse con gioia i soldati di Murat, tra le grida di “Viva Ferdinando III!”. Elisa non si rassegnò alla sconfitta ma fece occupare Pietrasanta, Seravezza e Barga dai suoi soldati, cercando di trattare una pace impossibile con gli inglesi. Lord Bentinck rispose sprezzante: “Dite a quella donna, che se non fugge io la piglio...”. Elisa dovette arrendersi all’evidenza che nessuno avrebbe mai trattato con lei, quindi abbandonò gli Stati che aveva governato per nove anni e riparò alla corte di Genova. Il generale Conte di Starhemberg, con decreto dell’Imperatore d’Austria, fu nominato Governatore Generale di Lucca e Piombino. Il trattato di Parigi riportò Ferdinando III nel Granducato di Toscana, mentre il 3 maggio del 1814 Napoleone prese possesso di Portoferraio con il titolo di sovrano dell’Isola d’Elba. Il piccolo territorio al largo del canale di Piombino era tutto quel che gli restava dopo tanta gloria. I portoferraiesi andarono in delirio quando videro Napoleone e lo accolsero con grandi onori. Napoleone restò all’Elba appena dieci mesi per poi tentare un impossibile ritorno al potere e finire i suoi giorni a Sant’Elena, in uno scoglio sperduto nell’Oceano.

Il Congresso di Vienna (1815) stabilì che Piombino sarebbe andato a far parte del Granducato di Toscana, insieme allo Stato dei Presidi e all’Isola d’Elba. Il Principe Boncompagni - Ludovisi ricevette un indennizzo per le mancate rendite dei possedimenti ingiustamente espropriati. Nel’aprile del 1815, Piombino e le terre circostanti furono annesse al Granducato di Toscana, anno in cui il cavalier Federigo Capeiprese possesso della città in nome del Granduca Ferdinando III. L’indipendenza del Principato di Piombino era finita per sempre e la città diventava uno dei tanti centri della Toscana, sotto Ferdinando III di Lorena.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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