comscore
QUI quotidiano online. Registrazione Tribunale di Firenze n. 5935 del 27.09.2013
PIOMBINO
Oggi 12°16° 
Domani 12° 
Un anno fa? Clicca qui
Qui News valdicornia, Cronaca, Sport, Notizie Locali valdicornia
lunedì 30 marzo 2020
corriere tv
Coronavirus, l'inno d'Italia per infermieri e medici: «Ci incoraggiano a non mollare, mi scende una lacrima...»

Attualità domenica 16 febbraio 2020 ore 07:00

La resistenza di Cicciolo

Foto di Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO "La resistenza di Cicciolo" di Gordiano Lupi. Foto di Riccardo Marchionni



PIOMBINO — Cicciolo è nato in Magona, piombinese verace, è uno di noi, rappresenta la Piombino popolare e operaia, il beone storico, il briaco della vecchia Trastevere. Per anni è stato realizzato all’interno della fabbrica, nel reparto treni a freddo, frutto di un’appassionata attività dopolavoristica, in un clima di nuova fiducia, al termine del primo conflitto mondiale.

Tradizione vuole che sia costruito come un grande pupazzo di cartapesta che stringe in mano un fiasco di vino; in tempi storici non poteva mancare un cosciotto di maiale arrosto, simboli di godimenti carnascialeschi, estranei a ogni privazione quaresimale. Si partiva dalla Magona, si sfilava per le vie cittadine, fino alla piazza sul mare, tra un codazzo di ragazzini vocianti che accendevano le torce quando si faceva sera e usavano il fuoco per bruciare il mascherone, simboleggiando la fine di tutte le pene dell’inverno. 

Gino Filippi, detto Vespa, un vecchio piombinese organizzatore di spettacoli, era il capo del reparto treni a freddo, possiamo dire che fu lui l’inventore di Cicciolo, frutto del lavoro di tanti giovani inconsapevoli di costruire una maschera che sarebbe diventata un simbolo cittadino. Forse avrà avuto lontane origini inglesi, non ci sono certezze, ma il nostro Re Carnevale ha sembianze maremmane, vive la sua spensierata goliardia tra scogli e ciminiere, piazze sul mare e altiforni.

Mario Barsellini è stato uno storico realizzatore del mascherone, al quale ha dedicato persino un libro (Cicciolo il re del Carnevale, edito dal Comune di Piombino) che racconta alti e bassi del nostro Carnevale, periodi di splendore e di crisi nera. 

Cicciolo fa parte della storia cittadina: il rito del falò al calar del tramonto, il coro dei bambini che intonano: è morto Cicciolo/ è morto un bischero (un tempo era: è morto Cicciolo, briom, briom, briom … e noi lo bruciam bruciam bruciam), il detto popolare che se brucerà bene avremo un’estate calda, tutto contribuisce a creare un alone di mistero attorno al mascherone.

Cicciolo è il nostro Bacco, il re della trasgressione, per poco tempo al potere, perché l’ordine viene ristabilito da un rogo purificatore dopo un ridanciano corteo funebre con una moglie (un uomo vestito da donna come nella commedia dell’arte) che piange il triste destino del suo uomo. Il ribelle Cicciolo con il grande naso rosso, ebbro di vino, gonfio come un otre, si dirige verso la punizione terminale, quel rogo che una volta si teneva in piazza Bovio, oggi nel piazzale di alaggio di Marina, ma il significato resta lo stesso.

Non ci sono più i carri d’un tempo al Carnevale di Piombino, la città è più povera, Follonica ha ereditato il primato delle sfilate organizzate nel golfo, ma il rito di Cicciolo non ha mai smesso di essere celebrato, persino ai tempi tristi della crisi della Magona, tra scioperi, licenziamenti ed emigrazione di operai in cerca di lavoro.

Cicciolo è una via di mezzo tra Bacco e Arlecchino, debitore per il carattere anche del napoletano Pulcinella e del fiorentino Stenterello, ma è più moderno, una sorta di operaio ubriacone che annega nel vino i problemi del quotidiano e vede il futuro con ottimismo.

Cicciolo pare che nasca come Ciccio in periodo giolittiano, nel 1911, ai tempi delle rivolte socialiste, del periodico La Fiamma e di Max Biondi che affermava con passione: “Combatterò sino a quando non avrò visto tutte quelle maschere fare la fine del tradizionale Ciccio”. Cicciolo viene realizzato con materiali poveri, spesso fa satira e fustiga i costumi, negli anni Trenta fa il verso al Negus di Etiopia, nel 1939 - 1940 al re d’Inghilterra (Giorgetto) e a Churchill (che i piombinesi chiamavano Ciorcillone, Ciurcillone e persino Ciorci). Il presente di Cicciolo è lontano anni luce dalla politica, resta la maschera dell’ubriaco condannato per i vizi privati e per gli eccessi goderecci, rimpianto da una moglie scollacciata e volgare che si dispera in abiti succinti.

Cicciolo sfilerà anche quest’anno, grazie a pochi volontari che lo stanno modellando nei locali del Centro Giovani, da metà ottobre, con il materiale povero di sempre - pezzi di giornale e colla - , su un telaio di legno, dedicando il tempo libero a una passione che va di pari passo con la storia popolare della nostra città. Se volete approfondire la Storia del Carnevale piombinese esiste un ottimo libro scritto da Mario Mannucci e Isaro Montagnani, corredato da molte foto. Imperdibile e unico nel suo genere Cicciolo il re del Carnevale di Mario Barsellini. Non lasciamo morire le nostre tradizioni. Sono importanti.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata



Tag
 
Programmazione Cinema Farmacie di turno

Ultimi articoli Vedi tutti

Attualità

Attualità

Attualità

Attualità