Attualità Venerdì 23 Gennaio 2026 ore 06:00
"No ingranaggi di un’economia di guerra"

Sinistra Italiana e il coordinamento delle Donne in nero riflettono sul nuovo carico di mezzi militari in atto nel porto di Piombino
PIOMBINO — A pochi giorni di distanza dall’ultimo carico della Capucine, torna a Piombino la nave gemella, Severine e gli operatori portuali provvederanno a caricare la nave dei mezzi militari che sono già in parte disponibili sul porto.
Il coordinamento delle Donne in nero di Piombino torna dunque a evidenziare come questi carichi non possano essere definiti merce generica "ma strumento di morte in qualunque Paese sarà spedita".
"Torniamo a fare appello agli attori che operano sul porto e che permettono che questo accada, affinchè prendano pubblicamente le distanze da qualunque coinvolgimento in logiche di guerra e chiedano che il porto di Piombino sia escluso dal passaggio di questo tipo di merce. - hanno evidenziato in una nota - La dignità del lavoro deve essere cercata e ritrovata attraverso la movimentazione di altre tipologie di carico. Auspichiamo che i sindacati, i lavoratori e l’Amministrazione comunale con loro, chiedano che il porto di Piombino non sia coinvolto in logiche speculative finanziarie di cui il GNL e il settore bellico sono i maggiori strumenti di azione".
A chiedere trasparenza e un impegno chiaro all’Amministrazione comunale per tenere Piombino fuori dalle rotte della guerra è anche Sinistra Italiana - Alleanza Verdi Sinistra, esprimendo forte preoccupazione e netta contrarietà per i movimenti di mezzi militari nel porto della città.
"Il porto di Piombino non può e non deve diventare un nodo della filiera bellica e militare. - hanno commentato - La progressiva militarizzazione delle infrastrutture civili rappresenta una scelta politica grave, in contrasto con una prospettiva di pace, riconversione ecologica e sviluppo sostenibile che sono patrimonio del nostro territorio. Esprimiamo pieno sostegno alle associazioni, ai movimenti pacifisti e ai sindacati che in queste ore stanno denunciando questa deriva e si stanno mobilitando per difendere il lavoro, la sicurezza e la vocazione civile del porto. Le lavoratrici e i lavoratori portuali non devono essere costretti a diventare ingranaggi di un’economia di guerra".
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