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Attualità domenica 01 novembre 2026 ore 07:00

Passeggiando tra via Fucini, via Tellini e via Cellini

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia “Passeggiando tra via Fucini, via Tellini e via Cellini” di Gordiano Lupi. Foto di Riccardo Marchionni



PIOMBINO — Via Renato Fucini (letterato noto con lo pseudonimo Neri Tanfucio - Monterotondo M/mo, 1843 - Empoli, 1921), comincia dal semaforo di viale della Repubblica (in discesa) e porta in corso Italia. Via Fucini è sorta in due tempi. Prima esisteva solo il breve tratto che dal corso principale conduce in piazza Dante, chiamato (con delibera 11 settembre 1920) via Milano. Nel 1927 fu completata la strada fino a congiungere via Galileo Galiei (ora viale della Repubblica), con un breve prolungamento in quella che sarà, dal 1946, via Petrarca. In apertura c’è il vecchio Bar del Londi, che per un po’ di tempo ha cambiato gestioni fino a quella di Vito, adesso c’è un nuovo bar aperto da non molto. Ricordo il dentista Brignoli che un giorno di troppi anni fa mi tirò via un dente, facendomi un male boia, lo rammento ancora, se ci penso provo identico dolore. Ecco il panificio Vinciguerra - il forno è in via Ferrer - con le famose bocche di leone e la schiaccia calda per i ragazzi delle scuole, proprio accanto. Il forno è attivo dal 1953, io che sono nato nel 1960 l’ho sempre visto, fa parte della città, è cresciuto insieme a me bambino. Qui tutto è in funzione della scuola media, anche la cartoleria Jolly, quand’ero piccolo c’era una cartoleria di quelle antiche che vendeva di tutto, persino francobolli da collezione, pongo, gomma pane, puntine da disegno, cose un po’ da libro Cuore. La mia scuola media è sempre là, col suo bel cancello in ferro battuto e il muro divisorio, il ricordo della professoressa Nada Nardi (quant’era brava, mi ha fatto innamorare dei libri!) e della preside Giovanna Borrelli (che ha una strada dedicata verso la Pinetina), tre anni di sofferenza preadolescenziale, come tutti. A metà strada c’è la vecchia Pretura di tanti processi e conciliazioni, adesso sede Unitre per far cultura e del Judo per un po’ di sport. Piombino non ha più neanche il Tribunale, solo il Giudice di Pace, pure troppo, dicono, per il bacino d’utenza. Piazza Dante si trova proprio davanti alla vecchia Pretura, rifatta nel 2024, ha perso l’anima antica, adesso è un po’ troppo precisina, ma è molto elegante con i suoi tigli antichi, i platani, le acacie, le piccole palme (al posto delle vecchie ormai malate), poi ci son le panchine di legno senza le vecchie rime incise della Divina Commedia. Inutile dire a chi sia intestata la piazza, non credo sia il caso di ricordare che cosa rappresenti nel panorama della nostra letteratura Dante Alighieri, tutti lo studiamo a scuola per diversi anni, noi del classico pure troppi, a dire il vero. La nuova piazza Dante ha il ferro battuto nelle panchine, non solo legno, conserva la fontanella, i cipressi, soprattutto i due lampioni (d’un color giallo pallido) che sembrano strani oggetti pentagonali e son tutto fuorché lampioni, ma era quella la funzione del passato. Palme giganti ce n’è rimasta una, nel cortile delle scuole elementari, forse alla memoria; un bagno chimico a gettone ha preso il posto del romantico e sorpassato vespasiano. Hanno piantato cipressetti nuovi lungo la strada dove corrono bambini in bicicletta, davanti ai cancelli delle scuole, mentre a calcio non si gioca più, la proibizione pare severa e rispettata. La sola cosa che non riesce mai a cambiare - per fortuna! - è il palazzone stile liberty che contiene le scuole elementari e medie, in angolo tra piazza Dante e via Fucini. Ci sono anche le case popolari di via Tellini (un generale della Grande Guerra di nome Enrico, morto al confine con l’Albania durante un’operazione militare - CastelnuovoGarfagnana, 1871 - Giannina, 1923) e piazza Dante, due monoliti stile casermoni del Cotone, costruiti per farci abitare gli operai, visto che la fabbrica non era poi così lontana.

Via Generale Tellini la vedi sulla destra e sulla sinistra, direttrice che attraversa via Fucini e via Torino, fino a via Lombroso, dove muore; si ricorda perché un tempo c’era la Libreria La Bancarella, adesso casa editrice casalinga, ma anche il liceo linguistico privato Leon Battista Alberti nella villetta liberty, trasferito a San Rocco col nuovo nome di Alma Mater. In via Tellinic’è anche il retro del vecchio cinema Odeon con le gigantesche uscite di sicurezza in legno tarlato, resta il ricordo di Carabina e dei tavoli disposti sulla strada quando il bar del cinema funzionava bene. Adesso non funziona neanche il cinema. Chiuso definitivamente. Dalla parte opposta, vicino alle fabbriche, via Telliniconserva la storia del Partito Comunista piombinese, con la sua antica sede e il vecchio bar, adesso negozio di articoli cinesi. Quanti ghiaccioli al limone e al tamarindo, dopo interminabili partite di pallone, quante spume al cedro e quanti risultati elettorali…

Via Benvenuto Cellini (scultore, orafo e scrittore - Firenze, 1500 - 1571) è la lunga traversa proprio sotto via Generale Tellini, che pare fatta apposta - con quel cognome che cambia solo di una lettera - per ingenerare confusione, la strada che collega via Torino, via Fucini, via Lombroso, fino a piazza Verdi e via San Francesco. Parallela in tutto e per tutto al corso cittadino (corso Italia), va dagli stabilimenti fin quasi alle mura della città vecchia. In via Cellini di negozi storici c’è soprattutto il Bientinesi, la nota ferramenta che un giorno del 1974 un allenatore di calcio un po’ focoso (Emilio Reami) prese a pretesto per rispondere al pubblico che implorava un attaccante: “Le punte valle a prende’ dal Bientinesi!”. Grande Emilio che non sei più tra noi, le battute sarcastiche adesso le dici in Paradiso, ma qui ricordo che hai reso il mio Piombino una squadra di calcio solida e grintosa, anche grazie a un caratterino niente male. Per i non calciofili punta è sinonimo di attaccante, ma è anche un utensile che si vende in ferramenta. Il Bientinesi è la più grande ferramenta piombinese, una delle poche ancora attive in tempi di Amazon, visto che Vetù ha chiuso da diversi anni e che in centro non ce ne sono altre, forse verso il Desco se ne trova ancora una, se non ha chiuso i battenti pure lei. In via Cellini viveva la preside Giovanna Borrelli, della quale già abbiamo parlato, molto amica con la cara professoressa Nardi che abitava accanto, in vicolo del Gelsomino. Il Centro Spesa del Galli ha mosso i primi passi in via Cellini, in un fondo che - neanche a farlo apposta! - adesso ospita i soliti articoli cinesi, prima di spostarsi in via Collodi, verso la stazione ferroviaria. E come dimenticare Vincitori, lo spaccio aziendale della fattoria di Poggio all’Agnello dove oltre mezzo secolo fa mia madre mi spediva a comprare il latte e la verdura. Pure il laboratorio artigianale di Romano, un grande pasticcere, era in via Cellini, nei locali che furon di Vincitori, dopo aver avuto via Bruno Buozzi come sede. Adesso tutto è diventato appartamenti, non esiste più neanche lo studio del geometra Alfio Zampi, in compenso abbiamo la redazione del Tirreno dopo che per anni è stata in corso Italia. La Pasticceria Romano c’è ancora, comunque, in un fondo più piccolo, sull’altro lato della strada. Non ci sono le biciclette del Cerri, al suo posto un ottico, peccato, ricordo i tempi in cui le biciclette le compravi da lui, oppure dal Muzzi e dal Donati, in via Pisacane. Adesso tutti scomparsi, resta solo il Lancioni sotto i Portici di via Petrarca, forse anche le bici si comprano su Amazon.

Passata la traversa di via Cellini, prima di arrivare in corso Italia, in via Fucini c’è il palazzo storico della banca che fino a pochi anni fa aveva un orologio al muro, adesso scomparso, resta un cerchio grigio. Era la Cassa di Risparmi di Livorno, adesso una delle tante banche senza legame con il territorio. C’era anche una grande edicola, l’ultimo proprietario è stato il Muti, adesso fa il ristoratore in via Ferruccio, prima di lui uno dei tanti parenti della famiglia Terzi gestiva il mercato fiorente dei periodici. Ecco infine corso Italia, a destra il negozio del Carnevali, un pezzo di storia della moda piombinese con la vetrina in via Fucini, quindi la facciata del Cinema Sempione, per un periodo profumeria, adesso Upim che vende vestiti, ma per me che non varco la soglia da quando non proiettano il doppio spettacolo domenicale fa lo stesso, conserva il profumo di antica celluloide.  

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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