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Attualità giovedì 21 gennaio 2021 ore 19:25

Punto nascita, "così si decreterebbe la chiusura"

L'ospedale di Piombino

Il sindaco Ferrari dopo la riunione della Società della salute: “Sbigottiti e arrabbiati. Il Ministero così decreterebbe la chiusura definitiva”



PIOMBINO — "La decisione del Ministero della Salute di non concedere la deroga all’ospedale di Villamarina mira a decretare la definitiva chiusura del Punto nascita: una scelta, comunicata questa mattina durante la riunione della Società della salute, che non può che lasciarci sbigottiti e arrabbiati. Se confermata, si tratterebbe dell’ennesima azione che depaupererebbe la struttura di un asset indispensabile per la salute dei cittadini". Così il sindaco Francesco Ferrari è intervenuto a seguito dell'assemblea dei soci della Società della salute Valli Etrusche.

"Una decisione questa che, di fatto, vanificherebbe l’impegno del Comune e dei cittadini per far comprendere alle istituzioni competenti quanto sia cruciale per Piombino poter far nascere i nostri bambini nel nostro ospedale. - ha spiegato - Quanto sia rischioso, viste anche le carenti infrastrutture della città, il trasferimento delle partorienti altrove. Ancora una volta, la decisione è quella di privare Piombino di servizi invece di potenziarli. Ci appelliamo a tutta la comunità, a tutti i cittadini che usufruiscono dell’ospedale di Piombino, perché questa decisione è frutto di una valutazione totalmente illogica e illegittima". 

"Non si può considerare le strutture di Cecina e Piombino come un ospedale unico solo quando è più comodo: se l’ospedale unico esiste, esiste sempre. Lo sosteniamo dall’inizio del nostro mandato e lo ribadiamo oggi a gran voce: il numero dei parti di Cecina e Piombino deve essere considerato come di una sola struttura perché è questo che significa ospedale unico. - ha proseguito Ferrari - Siamo di fronte all’ennesima decisione scellerata che lascia indietro la nostra città mettendo a rischio la salute dei cittadini e questo è assolutamente inaccettabile: scriveremo al Ministero affinché ascolti le nostre ragioni, le ragioni del territorio, e ripensi la scelta. Piombino non si arrende".

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