Attualità Mercoledì 15 Luglio 2026 ore 11:23
Comuni montani, "Decreto non chiuda partita"

La presidente di Anci Toscana dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM che ridisegna la classificazione. Assente la provincia di Livorno
PROVINCIA DI LIVORNO — Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM 11 maggio 2026, n. 121, diventa definitiva la nuova classificazione dei Comuni montani prevista dalla legge 131/2025. Per la Toscana l'esito è quello che Anci Toscana, con la Regione Toscana e Anci nazionale, aveva denunciato in ogni sede: i Comuni montani scendono da 149 a 113, con 36 realtà che dal 22 Luglio perderanno integralmente lo status, comprese le porzioni di territorio finora riconosciute come montane, per effetto della scomparsa della distinzione tra Comuni totalmente e parzialmente montani.
In Provincia di Livorno erano classificati montani Sassetta, Suvereto, Capraia isola e sei comuni elbani che adesso scompaiono tutti dall’elenco.
"La pubblicazione del regolamento non deve chiudere la partita. - ha dichiarato la presidente di Anci Toscana Susanna Cenni - Lo abbiamo detto con forza fin dal primo giorno: una classificazione fondata quasi esclusivamente su altitudine e pendenza non fotografa la montagna reale. Le nostre ripetute prese di posizione non sono state prese in considerazione, a partire dalla legge, e questi sono i risultati. Ignorati anche gli appelli del presidente di Anci, Gaetano Manfredi, che negli ultimi mesi ha chiesto più volte che nessun territorio venisse penalizzato dai nuovi parametri. Fuori dall'elenco restano Comuni che convivono ogni giorno con l'isolamento, la fragilità demografica, la distanza dai servizi essenziali, come quelli dell'Alta Val di Cecina o in Maremma. Dire a queste comunità che non sono più montane non cambia la loro geografia: cambia solo le risorse su cui possono contare. Grazie alla mobilitazione dei sindaci, della Regione e delle Anci regionali i criteri approvati sono meno severi della prima proposta di dicembre, che avrebbe cancellato oltre la metà dei nostri Comuni montani. Ma non possiamo accontentarci del meno peggio. Trentasei esclusioni restano un prezzo altissimo per una regione appenninica come la nostra".
Al centro delle preoccupazioni ci sono anche gli effetti sui servizi e sui vantaggi collegati allo status di Comune montano, costruiti in decenni di legislazione. "Chi esce dalla classificazione rischia di perdere molto più dei fondi. – ha avvertito Susanna Cenni – Penso prima di tutto alle scuole di montagna, ma il ragionamento vale per tutta la rete dei servizi e delle tutele agganciate alla montanità. Per questo chiediamo che nessun servizio essenziale venga meno nei territori declassati e che, dove serve, siano previste clausole di salvaguardia e regimi transitori adeguati".
"Ma il problema di fondo – ha concluso Susanna Cenni - è l'assenza di una visione del capitale naturale e dei servizi ecosistemici della montagna: il vero paradosso di questa riforma è ciò che non c'è. Di fronte alla sfida di valorizzare la montagna come risorsa per l'intero Paese, la legge risponde riducendo i Comuni classificati, senza aumentare le risorse e senza introdurre alcun nuovo strumento di programmazione congiunta tra le terre alte e le aree urbane".
Nel frattempo proseguirà il lavoro della Consulta della Montagna di Anci Toscana, in accordo con Anci nazionale, coordinata dal sindaco di San Marcello Piteglio Luca Marmo, che nelle prossime settimane riunirà gli amministratori per definire una posizione unitaria in vista del secondo decreto e del riparto delle risorse.
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