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giovedì 05 dicembre 2019

Lavoro mercoledì 20 novembre 2019 ore 16:35

Crisi acciaio, riflettori accesi su Piombino

All'assemblea nazionale dei delegati Fim, Fiom e Uilm si intrecciano le vertenze del settore metalmeccanico, compreso il caso Piombino



ROMA — Si parla anche di Piombino all'assemblea nazionale dei delegati Fim, Fiom e Uilm. L'intervento da parte degli esponenti piombinesi vuole "accendere i riflettori sulla siderurgia di Piombino e sul consolidamento dello stabilimento Jsw", ciò "in un quadro di crisi generalizzato dove Taranto è il punto più evidente della crisi della Siderurgia italiana".

La notizia è stata data dai gruppi sindacali attraverso le rispettive pagine social. L'intervento, si legge sulla pagina Fiom riportando le parole di David Romagnani, è fatto "con la consapevolezza che non servono soluzioni ad personam, ma complessive, che non guardino al settore siderurgico in modo strabico. Questo settore è composto da tante realtà, - ha aggiunto - Piombino con i suoi stabilimenti è una delle tante, dal palco e alla stampa chiediamo al Governo ma anche alle nostre Organizzazioni Nazionali di avere uno sguardo uniforme e di accelerare per avere le risposte che nell’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico devono essere date!".

E' Lorenzo Fusco a parlare per la Fim. "E' positivo avere appreso che hanno interrotto le procedure di spegnimento degli impianti a Taranto ma quando si sente le parole decarbonizzazione, diversificazione, smantellamenti e bonifiche sembra di sentire un film già visto qualche decennio fa a Bagnoli e di risentire tutte le promesse che la politica ha fatto a Piombino oltre cinque anni fa, ma poi appena gli impianti si fermano le promesse volano via ed oggi a Piombino non abbiamo nulla di tutto ciò e la soluzione resta ancora molto lontana. Oggi a Piombino abbiamo il Gruppo indiano Jindal che dopo avere confermato in questi giorni di volere investire nello stabilimento piombinese chiede il rispetto dell'accordo di programma firmato con tutte le Istituzioni, i cui punti principali sono il costo dell'energia e l'utilizzo della discarica adiacente allo stabilimento per ridurre i costi dello smaltimento delle scorie dell'acciaieria. Grave che a distanza di oltre un anno e mezzo dall'insediamento del Gruppo indiano che il Governo non abbia ancora convocato ufficialmente l'imprenditore per pretendere il rispetto degli investimenti previsti a fronte del rispetto degli impegni presi dalle Istituzioni". 

"A fine anno - ha sottolineato - scade il termine per lo studio di fattibilità per l'investimento sull'acciaieria elettrica a Piombino e rischiamo che il Governo fornisca un alibi all'imprenditore per rinunciare agli investimenti, lasciando nel caos un altro territorio ed altre migliaia di famiglie". 

Fusco ha ricordato come a Piombino ci sia il solo stabilimento in Italia che produce rotaie. "Siamo uno stabilimento in un'area di crisi complessa, con migliaia di lavoratori a casa in cigs e con centinaia di persone a casa che hanno finito ogni forma di ammortizzatore sociale e quando si tratta di assegnare oltre 240.000 tonnellate di rotaie per il fabbisogno nazionale delle ferrovie italiane, assegnano solo il 40 per cento a Piombino ed il restante a gruppi che le producono all'estero con la scusante delle leggi europee, mentre nella vicina Francia assegnano ben l'80 per cento del proprio fabbisogno alle aziende che le producono in Francia. Questo è il modo per salvaguardare i nostri lavoratori, le nostre fabbriche, evitando di rischiare di chiudere i nostri stabilimenti obbligando poi ad importare acciaio dall'estero. Questo vuol dire fare politica industriale!".

Delle 160 vertenze nazionali aperte sul tavolo del Mise, la maggior parte sono della categoria dei Metalmeccanici, come ha ricorda Paolo Cappelli della Fim su Facebook, e proprio al Governo si chiede una maggiore incisività.

Dina Maria Laurenzi
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