comscore
QUI quotidiano online. Registrazione Tribunale di Firenze n. 5935 del 27.09.2013
PIOMBINO
Oggi 16°23° 
Domani 15°22° 
Un anno fa? Clicca qui
Qui News valdicornia, Cronaca, Sport, Notizie Locali valdicornia
giovedì 04 giugno 2020
corriere tv
3 giugno, le regole per spostarsi tra le Regioni

Attualità domenica 09 febbraio 2020 ore 06:35

Dumas Tofani, il minatore poeta

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia “Dumas Tofani, il minatore poeta” di Gordiano Lupi



. — Gianfranco Benedettini racconta la storia locale con la precisione del ricercatore storico e lo stile narrativo del divulgatore. Il suo ultimo lavoro ci fa conoscere Dumas Tofani, un eroe della vita quotidiana, un uomo piccolo piccolo come il borghese di Alberto Sordi, capace di lottare per il posto di lavoro.

Dumas Tofani era un minatore che aveva lavorato nelle miniere di Campiglia Marittima, scioperando a oltranza per scongiurarne la chiusura, quindi era passato a Gavorrano e Ribolla, infine a Felice Capanne di Massa Marittima, la cosiddetta miniera europea. Spirito libero, da comunista anarchico, doveva il suo nome a un padre appassionato lettore di Alexandre Dumas, sei libri di cappa e spada che teneva in biblioteca come un grande tesoro da lasciare in eredità ai figli. Forse quel nome altisonante -in realtà un cognome francese che si sarebbe dovuto pronunciare Dumà - gli aveva trasmesso l’amore per la poesia, visto che amava cantare l’ottava rima, vagava per i campi il primo maggio, insieme a un gruppo di maggerini, per celebrare la sola festa consentita dalla fede comunista. Dumas possedeva una gran quantità di bernesco (era sfacciato) ma difettava di genia (capacità di inventiva), non sapeva costruire l’ottava, genere poetico popolare che segue regole determinate: la prima strofa deve far rima con la terza e la quinta, la seconda con la quarta e la sesta, la settima con l’ottava. Per questo cantava rime preconfezionate con la sua bella voce resa roca dal fumo e dal lavoro in miniera, ma non improvvisava, consapevole che inventare ottave non fosse cosa per lui.

Il cruccio d’una vita intera fu la chiusura della sua miniera, portava sempre con sé la lettera di licenziamento datata 4 ottobre 1976, come se fosse una croce, un peccato da espiare, anche se aveva fatto il possibile per scongiurarne la chiusura e si era battuto come un leone insieme agli altri compagni. Dumas Tofani era un lottatore nato, da pensionato ricordava il passato per le strade della sua Campiglia, rivedeva le lunghe giornate dedicate a un lavoro pericoloso che in fondo amava e che avrebbe voluto continuare a svolgere nel suo paese. Ricordava le lotte sindacali, la cassa integrazione, la passione oratoria del grande Di Vittorio quando venne a Ribolla nel 1954, dopo la terribile sciagura in miniera. Dumas non voleva sentir parlare dei pericoli di lavorare in miniera, sosteneva che bastava prendere tutte le precauzioni previste dalla tecnica moderna, aggiungeva che lui non avrebbe mai fatto a meno di calarsi in quei pozzi bui e profondi, nelle viscere della terra, per estrarre il prezioso minerale.

Tutti dicevano che in miniera si rischiava la vita, ci si ammalava - la tosse del minatore era un segnale preoccupante -, si respirava polvere e la silicosi era dietro l’angolo; inoltre era un lavoro faticoso, forse l’ultimo rimasto dopo la rivoluzione industriale. Dumas non voleva sentir dire queste cose, lui era un minatore nato, l’ultimo dei minatori, un uomo aduso alla fatica che non voleva essere liberato dal lavoro muscolare, dal forte impegno fisico che riteneva utile per la sua vita.

Dumas amava il lavoro, ma anche la bellezza delle donne, il canto quando veniva maggio, il gioco del calcio, la politica intesa come lotta viscerale, la sua terracome appartenenza a un luogo. Era sfacciato, ma diceva che il merito era del latte della balia che gli aveva trasmesso il suo carattere esuberante e tutto il suo mistero.

La miniera del Temperino era il suo luogo dell’anima, la Madonna di Fucinaia il suo tempio, Santa Barbara - patrona dei minatori - la sua festa, senza dimenticare il Primo Maggio, perché era comunista, mangiapreti e ribelle. Un minatore poeta, cantore di maggio e Befana, a tempo perso calciatore, chiacchierone sfacciato, galante conquistatore di donne, scalatore del palo della cuccagna il primo maggio, con quel torace potente e quelle braccia forti. Aveva amato il suo lavoro, ma da vecchio finì per ammettere: “Tosse e silicosi, ecco cosa ci ha lasciato il lavoro della miniera!”.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata



Tag
 
Programmazione Cinema Farmacie di turno

Ultimi articoli Vedi tutti

Attualità

Attualità

Attualità

Attualità