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Attualità domenica 05 dicembre 2021 ore 08:29

Alessio Sozzi, dal cavallo dei bambini al Cotone

Alessio Sozzi

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia Gordiano Lupi ricorda vita e opere di Alessio Sozzi, riportando alcuni aneddoti raccontati dal figlio



PIOMBINO — Alessio Sozzi lo conosco da sempre e non l’ho mai incontrato, ché un artista non occorre averlo come amico, basta apprezzare la sua opera. Sozzi nasce nella nostra città nel Giugno del 1920, nel luogo più piombinese che ci sia: il Cotone, in una casa che esiste ancora e che andrebbe trasformata in un museo dove poter ritrovare l’artista. Alessio disegna sin dalla prima elementare, non è uno studente modello, ama la musica, suona il pianoforte a orecchio, ma con i pennelli in mano fa miracoli. La vita colpisce subito duro con un grave lutto, Alessio ha solo 13 anni quando suo padre, operaio dello stabilimento, muore sul lavoro per un grave incidente. Il disegno e l’arte restano la strada del giovane Sozzi che si afferma come ritrattista in tempo di guerra, dopo aver evitato il fronte in Russia per via di una struttura fisica considerata cagionevole (cinquantatre chili per un metro e sessantasette). 

Il tempo di guerra lo passa sfollato a Casalappi, dove conosce Nada, la futura moglie, che sposa per procura nel primo dopoguerra, quando si trova in Argentina insieme al fratello Gino, dopo aver compiuto un minimo di studi artistici tra Firenze e Milano. A Buenos Aires frequenta circoli famosi, conosce artisti come Quinquela Martin, affresca la parete laterale di una chiesa con Il Buon Pastore, scolpisce monumenti in case private e giardini, partecipa a Saloni d’Arte e - cosa non meno importante - mette al mondo due figli. 

Alessio torna a Piombino nel 1960 e ci resta fino al 1977, forse è il suo periodo più creativo, scolpisce ritratti di persone facoltose, percorre l’Italia in lungo e in largo e mette in piedi mostre di successo, partecipa alla Quadriennale di Roma. Molti ex ragazzi degli anni Settanta lo ricordano per quel tentativo romantico di avvicinare i giovani all’arte, realizzando una scultura con l’aiuto e la supervisione dei bambini, il famoso cavallo che ancora si può apprezzare nei giardini di via Don Minzoni

Sozzi parte da Piombino alla conquista del mondo, modifica lo stile di pittura e scultura, lo rende più moderno, si reca negli Stati Uniti dove resta per due mesi ed espone i suoi lavori. In America incontra un gallerista milanese che lo convince ad abbandonare la nostra città e ad andare a vivere a Milano, dove i suoi quadri informali potrebbero incontrare i gusti del pubblico. Per ironia della sorte Sozzi abbandona l’informale proprio quando risiede a Milano e torna al figurativo, ricordando il paesaggio toscano, mostrando un affetto velato di nostalgia per la città natale. Sozzi resta a Milano per trent’anni, fino alla morte, avvenuta nel Marzo del 2010, apre un grande studio e realizza mostre, esibendo le sculture dei cavalli e i disegni delle donne nell’universo. Non dimentica la Toscana per la quale continua a lavorare, anche se una sua opera si può apprezzare nei giardini di Cinisello Balsamo. 

Trovare un suo monumento in Maremma non è difficile, basta passare da Manciano, Sasso Pisano, Riva Verde (La Sterpaia), Suvereto e Piombino. Casa Camarri è una creazione realizzata in città, ma il suo capolavoro teorico è L’umanità del Cotone, donata al quartiere che gli ha dato i natali, dove ha perso il padre che era un bambino, per un incidente sul lavoro. Il complesso monumentale rappresenta una famiglia in attesa che l’uomo faccia ritorno a casa dallo fabbrica ed è una metafora delle morti bianche, piaga ancora da debellare. Sozzi ha appena il tempo di scolpire un bassorilievo in vicolo della Palma, la sua casa piombinese e di organizzare una mostra retrospettiva in piazza Bovio. 

Un suo sogno non realizzato resta quello di raccontare la storia di Piombino in una parte della pavimentazione di piazza Bovio. Muore a Milano all’età di ottant’anni, celebrato come uno dei nostri artisti più importanti del Ventesimo secolo. Molte opere si possono apprezzare sul sito alessiosozzi.com.

ANEDDOTI SU ALESSIO SOZZI

Per capire il carattere di Alessio Sozzi, riporto alcuni aneddoti narrati dal figlio Fabrizio, che ha collaborato al pezzo, fornendo foto e informazioni.

Una volta ci trovavamo in pessime condizioni economiche. Mio padre decise di andare al cinema con la mamma a vedere Ben Hur e all’uscita incontrò una persona che gli commissionò una scultura raffigurante Cristo sulla Croce. Il suo commento: “Non si deve temere ciò che accade oggi, ma avere fiducia nel domani”.

Una volta eravamo a Milano per consegnare un quadro, saranno state le otto di sera e dovevamo tornare a casa per cena. Dissi a mio padre, dopo la visita all’acquirente, che eravamo vicini alla tangenziale che porta all’autostrada per Livorno, quindi alla provinciale per Piombino. Lui mi rispose: “Se siamo già qua, andiamo”. Dopo poco mezzanotte eravamo nel luogo che più amava: piazza Bovio.

Molte volte è accaduto che arrivava a pranzo con persone incontrate per strada, mentre disegnava o dipingeva all’aperto. Una volta invitò un comandante e due ufficiali di una nave polacca, mangiammo senza capire una parola di quel che dicevamo. Mio padre affermava che non serviva capire, si vedeva che loro erano soddisfatti e che tutti stavamo bene, che a tavola c’era sintonia e unione.

Un’ultima curiosità. Lo scultore Alessio Sozzi amava scolpire volti di personaggi che lo colpivano particolarmente. A Piombino non tutti sanno che ha realizzato la scultura del popolare Sabatino.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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