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Attualità domenica 09 maggio 2021 ore 07:00

Breve appendice ai modi di dire

Foto di Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia ultimo appuntamento con i modi di dire piombinesi raccolti da Gordiano Lupi. Foto di Riccardo Marchionni



PIOMBINO — Le nostre quattro puntate dedicate ai modi di dire non esaurisco il tema. Ci sarebbe da scriverci un libro, avendo tempo e voglia di darsi alla ricerca storica. Non è il mio compito, abbiamo già Mauro Carrara e Umberto Canovaro, oltre a molti giovani e competenti storici. Io sono qui soltanto per riportare qualche curiosità popolare, nelle vesti che sono solito portare, da piccolo scrittore di provincia.

Parlando con qualche amico è venuto fuori un certo Panattoni, pare che fosse un notaio fiorentino del 1500, uno che le pratiche se le faceva durare, non era così solerte nel portare a termine il lavoro. Ecco un detto, sentito tante volte nella mia infanzia: La fai più lunga te del Panattoni!  Sempre in tema di tempi dilatati nel compiere un’azione che avrebbe avuto bisogno di maggior celerità si diceva Sei più lungo te della coda del maiale! A tutti è noto quanto sia lunga la coda arricciolata del popolare suino. 

Un modo di dire anni Settanta, frequente nei ricordi di ragazzino, quando si voleva dare dell’antiquato a un amico si soleva dire: Sei dell’uno, quando non c’era nessuno! Sempre in tema di cosa vecchia, per definire un oggetto inutile, datato, proprio d’altri tempi, c’era chi usava la definizione anticaglia di Brescia, non chiedetemi il perché, forse nella città lombarda lavoravano molti antiquari. 

Se un amico non aveva capito proprio niente di una certa cosa, non sapeva nulla su un pettegolezzo, su un evento accaduto, allora eravamo soliti esclamare: Sei al buio come i cocomeri! Se invece aveva capito tardi una cosa che tutti sapevano, il detto cambiava in un estemporaneo Hai fatto la scoperta di Cacone!

Un’espressione diffusa in tutta la Toscana, un’esclamazione di stupore di fronte a un’affermazione che non si riteneva vera, un vero e proprio sproposito, ma anche nei confronti di un atteggiamento strano, era Meglio Palaia! Non so cosa c’entrasse la piccola cittadina del pontederese, ma tant’è, spesso si completava la rima anche con Dio li fa e poi li appaia!, che andava sempre bene, pure riferito a coppie strane, ad amici inseparabili dai gusti simili, a due persone singolari che insieme si trovavano bene. 

Se poi una discussione andava per le lunghe e come interlocutore eri un po’ pedante, a un certo punto trovavi uno che ti diceva: Falla un po’ finita che mi fai veni’ il palletico! Interiezione popolare, persino un po’ volgare, che serviva a far capire senza tanti francesismi che le tue argomentazioni erano piuttosto noiose.

Noi ragazzi degli anni Sessanta avevamo mamme che si esprimevano con un gergo colorito quando volevano farsi capire. Chi non si è mai sentito dire il provocatorio Ma vai già a zingheroni? Quando usciva di casa per scendere in strada e mettersi seduto sugli scalini dei portoni. Ora non si fa più, meglio digitare messaggi sui cellulari, ma andare a zingheroni era una nostra caratteristica. E se facevi tardi, oppure stavi troppo a zingheroni, la mamma dalla finestra ti gridava: Vieni in casa, duro! Poi ti prendo a ciabattate! Altre mamme, ancora più colorite nel modo di esprimersi, quando si usciva di casa e si tornava tardi, senza avvisare (non era facile senza cellulari e con pochi telefoni fissi) chiedevano con un interrogativo retorico: Hai fatto come la Vergaiona? Si riferivano a una donna, forse realmente esistita, che era andata via di casa e non aveva fatto ritorno. Un detto che mi ha fatto tornare a mente Alessandro Fulcheris, vero pozzo di ricordi che ha scritto in diversi libri, aggiungendo che un tempo suo padre riferendosi a un gran lavoratore gli diceva sempre: Bimbo, vedi quello? Lavora come un micco! Era la versione piombinese dello stakanovista, per assonanza (forse) il micco era un modo per definire il mulo.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

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