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Attualità domenica 04 aprile 2021 ore 07:00

Modi di dire piombinesi

Il porticciolo di Marina (Foto di Riccardo Marchionni)

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia "Modi di dire piombinesi" di Gordiano Lupi



PIOMBINO — To’, ecco il furbo del Lelli, Bugiardo come il Catozzi!, E chi ti credi d’esse’ il Cacini?Sei come il ciuco del ciottolaio, La fai lunga come la camicia di Meo …

Abbiamo già parlato del furbo del Lelli che spingeva il carretto in salita col freno tirato, sinonimo di un tizio poco sveglio. Sarebbe stato più corretto dire Sei furbo come il Lelli! a una persona che commetteva una sciocchezza, ma i nostri vecchi preferivano l’epiteto To’, ecco il furbo del Lelli!. A ognuno il suo modo di dire …

E chi ti credi d’esse’ il Cacini? veniva riferito a uno che voleva avere sempre ragione. Un modo di dire che si apprezza in tutta Italia, persino a Roma, perché se a Piombino avevamo un Cacini prepotente e millantatore, dobbiamo ricordare un attore di avanspettacolo, popolare negli anni Venti, un certo Gustavo Cacini (1890 - 1969), che interpretava la macchietta dello sbruffone e dello spaccone. A Piombino il significato è limitato a voler ragione a ogni costo, invece su scala nazionale definisce la persona che dice di compiere azioni grandiose, quasi impossibili.

Altri detti abbastanza usati dai nostri nonni: Bugiardo come il Catozzi!, che tra i tanti spropositi narrati (Ho fatto il manovale al Torrione!), asseriva di compiere immersioni marine così profonde che quando riemergeva sentiva parlare cinese. Sei come il ciuco del Ciottolaio!, definiva la persona dura di comprendonio, ostinata in senso negativo. Hai fatto la pesca del Giunti … acqua fino ai ginocchi e pesci punti!, andava bene per un pescatore sfortunato ma in genere l’esclamazione era rivolta a chi raccoglieva poco rispetto a quanto seminava. Sei come i Tommei che c’avevano un cervello in sei!, esclamazione rivolta a chi dimostrava scarsa intelligenza, ispirata a una vecchia famiglia piombinese di cui s’è persa la memoria, composta da quattro figli e due genitori, rinomata per la poca scaltrezza.

Tutte queste espressioni che abbiamo elencato sono molto piombinesi, altre invece sono conosciute nella Toscana intera, anche se da noi, nei primi anni Sessanta, si sentivano spesso. La fai più lunga della camicia di Meo!, è un epiteto proverbiale riferito a una persona palloccolosa (altro toscanismo di cui parleremo), a un tale capace di trasformare ogni piccola questione in un dramma. Altra interpretazione del detto: farla lunga oltre misura, non concludere un diverbio, non arrivare mai alla fine del discorso. Vediamo l’origine del modo di dire. Un giorno un marito scoprì la moglie a letto con l’amante, quest’ultimo aveva provato a ricomporsi, ma la camicia era così lunga che penzolava ancora dai pantaloni. La moglie, per sviare l’attenzione dal tradimento, non trovò di meglio che far notare al consorte: “Marito mio, lo vedete quant’è lunga la camicia di Meo?”, come se l’uomo fosse venuto in camera con la sola intenzione di esibire il camicione. Non è finita qui, la prossima settimana vi faremo ricordare altri modi di dire ripescati dai ricordi del passato. 

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

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