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Politica giovedì 13 aprile 2017 ore 19:23

M5s al veleno dopo i no al consiglio Aferpi

Il consiglio straordinario sul tema Aferpi è saltato per mano della maggioranza e il Movimento 5 Stelle scopre le carte



PIOMBINO — "Troppo spesso abbiamo sentito inneggiare al dialogo, al confronto, e al dibattito democratico, quasi mai abbiamo visto tradurre questi presupposti in azioni concrete". Così il Movimento 5 Stelle ha commentato quanto accaduto in conferenza capigruppo.

Stamattina, infatti, si erano riuniti per decidere sul consiglio comunale aperto sulla vertenza Aferpi, richiesto dal capogruppo Callaioli per il 18 aprile non si farà per i voti contrari di Pd, Sinistra per Piombino, sindaco, presidenza e vicepresidenza del consiglio, mentre si erano espressi a favore Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista, Ferrari Sindaco-Forza Italia

"Crediamo convintamente che, alla vigilia di uno snodo cruciale come quello dell’incontro al Mise del 19 aprile, sarebbe stato importante aprire una discussione franca non solo fra le forze politiche, ma anche fra tutti gli esponenti di sindacati, associazione e società civile, al fine di dare un chiaro mandato al sindaco ai tavoli istituzionali. - hanno aggiunto - La nostra opinione è che la città di Piombino si sia ormai rassegnata ad un rapido declino, prova ne è che, nonostante il dramma sociale che si sta consumando, cittadini e lavoratori sono sempre più distanti dalla partecipazione alla protesta. Anni di illusioni, di imbonimento e di mezze verità, hanno portato i cittadini ad allontanarsi dall’interesse verso le sorti della fabbrica ed a pensare di essere in balia di un ineluttabile destino". 

"Bisogna avere il coraggio di cercare di staccare la spina a questo progetto, verificare il più celermente possibile se i termini contrattuali ce lo consentano o in caso contrario individuare immediatamente i responsabili di una scelta tanto scellerata. Solo una volta liberati da questo fardello saremo liberi di programmare scelte alternative, sempre considerando che ormai non è più solo il problema dei lavoratori diretti e dell’indotto, ma di un territorio intero che non vuole più essere legato alle mancate promesse di un’azienda estera e vuole riavere la disponibilità di un territorio enorme che rischia di essere perso per sempre".

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