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Attualità domenica 25 febbraio 2024 ore 06:00

Modi di dire ancor più lontani e desueti

Piombino (Foto di Riccardo Marchionni)

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia “Modi di dire ancor più lontani e desueti” di Gordiano Lupi. Foto di Riccardo Marchionni



PIOMBINO — Ah, ce ne sono di espressioni che sento dire per la prima volta da qualche amico in là con gli anni, eppure son detti popolari del passato, ma forse d’un passato che è più remoto della mia memoria. Non mi fa scappa’ il ciuco, eh? Me l’ha fatto rammentare il mio amico Fulcheris, che scrive libri gialli e di ricordi (Bar Nazionale), ma quanto a memoria storica ne ha tanta. Starebbe a significare: Non mi fare arrabbiare!.

Un’altra espressione popolare, legata a giochi un poco desueti, meglio scomparsi - come il Lotto, la Sisal e il Totocalcio - era giocare per il Sussi, per dire giocare per il niente, per il gusto di giocare, tanto lo sai che non vinci mai. Esempio pratico: “Lo vedi lui lì? Fa una sistema sicuro tutte le settimane. Ci spende un sacco di soldi, ma non vince mai una lira! Gioca per il Sussi”.

Preti e polli non son mai satolli!, è un bel modo di dire maremmano, letto sui libri più che sentito pronunciare, per ultimo su Amianto di Alberto Prunetti, proprio una bella storia che pare la facciano leggere nelle scuole e fanno bene, insegna che non è giusto morire di lavoro e sul lavoro. Tornando al detto è molto intuitivo: i polli s’ingozzano e non smettono mai di mangiare, così i preti (dicono) quando sono al tavolino non hanno una gran paura d’invecchiare. A tavola non s’invecchia! è un bel proverbio, infatti, non solo piombinese, neppure toscano, è proprio nazionale. Per restare al buon Prunetti citerei anche il fondamentale: “un libro in più che leggi è un calcio in culo in meno che prendi dai padroni”, che non sarà piombinese ma va sempre bene. Però, or che mi sovviene, dipende anche da che libro leggi, perché se invece di Amianto leggi Acciaio il calcio in culo lo prendi doppio.

A Piombino negli anni Settanta andava molto di moda il termine sfavato; si diceva di uno che non aveva voglia di far niente, stanco, scocciato, apatico, del tutto amorfo. Esempio: “Dé cocco, ma sei d’uno sfavato, oggi! Un ti si sta’ accanto”.

E passando al volgare in quest’angolo di Toscana non ci si fa manca’ proprio niente, anzi s’abbonda. La parola scoreggia da noi viene declinata come scorreggia ma anche scurreggia, altri ancora dicono correggia e coreggia, persino cureggia e scureggia, con gli accrescitivi scureggione e scorreggione (esempi: Ti mollo un cureggione!, Sei proprio uno scureggione!). Per i più fini e aristocratici ricordiamo il sinonimo petache al plurale in Italia fa pete (femminile), ma che a Piombino diventa - chissà perché - peti (maschile). Ci siamo dimenticati il significato: fuoriuscita di gas intestinale. “Del cul fece trombetta”, dice l’Alighieri. Ma anche i tuoni son le coregge dei nuovoli, ricorda Pietro l’Aretino e alza la gamba e lascia andare una gran coreggia, aggiunge il Sacchetti. E abbiamo finito con la letteratura.

Quando la mi’ fava mette l’unghia! È un modo di dire volgarissimo molto piombinese. Un tempo si usava per dire che una determinata cosa è destinata a non venir fatta, perché va da sé che l’organo sessuale maschile non potrà mai veder crescere un’unghia. Esempi: “Sai quando faranno la 398?”, “Sai quando rimetteranno in sesto lo Stadio Magona?”, “Sai quando restaureranno il Circolino delle Acciaierie?”, “Sai quando sarà pronto il Polo Culturale?” Tutte domande che si prestano bene alla sopra citata risposta, greve ma efficace.

Sementa bandoni! È un’altra bella esclamazione dei tempi paleoindustriali. Per capirla fino in fondo bisogna sapere che i bandoni sono le lamiere semilavorate alle acciaierie, fatte di un materiale molto solido come l’acciaio. Per questo da ragazzetti si diceva spesso: “Décon lui ti ci vogliono le mutande di bandone!”, quando si andava in giro con uno che aveva fama d’essere così allupato che se non trovava una donna per passare la sera c’era il rischio che ti saltasse addosso per sfogare le voglie represse. Sementa bandoni! È un’esclamazione più generica, una sorta di sinonimo maremmano che può sostituire in modo più forte e pittoresco le ordinarie: Accidenti! Cazzo! Caspita! Porca puttana!

E ci ciottola! È un altro modo di dire del passato che sta per ci largheggia!. Si usa quando una cosa che viene messa dentro un’altra ci sta a dismisura. Per fare un esempio ordinario: un vaso messo in un ampio contenitore di porcellana che deve fare da porta vaso ornamentale. Uno degli usi più frequenti del modo di dire è volgare e veniva riservato ai casi in cui un nostro amico si metteva insieme a una ragazza considerata molto libera, avvezza ad avere rapporti sessuali con molte persone. Non mi addentro in particolari, lascio intuire fino a qual punto la fantasia maremmana si spingesse nell’usare l’espressione e ci ciottola!

Termino con scioccolare, che viene da Follonica, pare che il significato sia scuotere o sbattere. Alcuni esempi: “Prendi la salvietta e scioccolala!”, “Prendi la tovaglia e scioccolala!”, oppure al mare: “Scioccolati quella sabbia di dosso”, “Scioccola quell’asciugamano, ’un lo vedi è tutto pieno di rena!”. Termine riferito da un amico del Golfo di Follonica, che è pur sempre zona di casa nostra, quindi …

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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