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Attualità domenica 03 ottobre 2021 ore 08:06

Piccola storia di Torre del Sale

Foto di Mauro Carrara

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia "Piccola storia di Torre del sale" di Gordiano Lupi. Foto di archivio di Mauro Carrara e Franco Bozzano



PIOMBINO — Torre del Sale si trova nei pressi dell’argine sinistro del fiume Cornia, nella nuova foce costruita nel 1958, sulla spiaggia accanto al porto della centrale elettrica ormai in abbandono. Torre del Sale deve il suo nome alle antiche saline di Piombino, un tempo numerose in tutta la pianura dove era situata la Torre. Si tratta di un antico posto di sorveglianza del litorale, chiamato un tempo Casa del Sale, trasformato - tra il 1700 e il 1800 - nella forma che oggi possiamo vedere. Secondo lo storico Mauro Carrara (Torri e difese costiere del Principato di Piombino - La Tarsinata, Bandecchi e Vivaldi, 2000) uno dei primi documenti che riguardano la Torre, datato 22 agosto 1568, firmato dal Luogotenente di Piombino, stabilisce provvedimenti disciplinari contro le guardie che di notte abbandonano la vigilanza della Casa del Sale e delle altre saline del territorio. Tralascio per il lettore non avvezzo a studi storici l’abbondanza di carte e documenti che dal 1094 fino al 1679 citano l’esistenza delle saline, date in affitto a signori e religiosi, conventi, monache, principi e chi più ne ha più ne metta. Il documento più interessante è del 2 febbraio 1679 con i piombinesi che rivendicavano nei confronti dell’affittuario della Casa del Sale il pagamento a prezzo di costo, che il principe Ludovisi concesse. Ricordiamo che il luogo, così popolare per noi piombinesi, già alla metà del XVII secolo veniva denominato Torre del Sale e non più Casa. Sgombriamo il campo da una leggenda, dunque, che spesso si sente in ambienti giornalistici e non storici: Torre del Sale non è stata mai una torre difensiva degli Appiani per proteggere le coste dai pirati. Il suo ruolo era quello di una salina, perché tutto intorno c’era una pianura paludosa composta dai laghi di Rimigliano, Piombino e Scarlino, fonte di lavoro, perché ci venivano impiantate peschiere e saline. Le saline servivano per la trasformazione del pescato, soprattutto tonno, al tempo catturato in buona quantità, come ricorda lo storico romano Strabone (63 a.C. - 20 d.C.) nei suoi libri, dopo aver visitato Populonia e aver visto un buon numero di tonnare operative. Le saline a Piombino, per conservare il tonno, ci sono state anche in epoca antica, di sicuro in età romana, inoltre abbiamo documentazione scritta dal 1094 in poi, periodo in cui la produzione del sale era così abbondante da permettere esportazioni anche verso Firenze e Siena. La Torre del Sale si trovava proprio su quel tombolo che divideva l’acquitrino dal mare, era un posto malsano, dove la vita non era facile neppure per chi era costretto a fare la guardia e spesso si ammalava. Nella prima metà del 1700, quando la Torre passò sotto il Granducato di Toscana, retto dai Lorena, si cominciò la bonifica. Non solo, si decise anche di potenziare la costa, fu in tale occasione che la vecchia Casa del Sale - ormai Torre del Sale - perse le vecchie funzioni di salina e fu trasformata in un bastione militare. I Lorena costruirono una vera e propria fortificazione al posto della casa in mezzo all’acquitrino, un posto armato, dotato di caserma e scuderie, casa di sanità e cisterna sotterranea, un luogo bonificato, vivibile senza timore. Torre del Sale divenne un forte inespugnabile con una batteria dotata di cannone, composta da un vero e proprio fortino separato dal bastione da un fossato con ponte levatoio, il tutto controllato da guardie armate. Tutta la zona fu bonificata dai Lorena, che proseguirono i lavori nei primi anni del 1800, colmando le parti paludose, ampliando la Torre e collegandola al bastione per costruire un palazzo di quattro piani che doveva ospitare l’amministrazione e la direzione dei lavori. A Piombino c’erano i Boncompagni - Ludovisi a reggere le sorti del Principato, ma i nuovi Signori non badavano molto a quella terra affacciata sul mare, che sentivano come una sorta di fastidio. Se i Lorena volevano fortificare, bonificare paludi, rendere sicure le coste era affar loro, che facessero pure! In realtà i Lorena non facevano beneficienza, perché togliere malaria e paludi infestate da insetti nocivi, oltre a rendere le coste più sicure era un beneficio per la Maremma e per l’intera Toscana. Di fatto il controllo costiero - armato, doganale e sanitario - era stato dato in appalto gratuito al Granduca di Toscana. Per quel che riguarda il modo in cui venivano tenute le nostre fortificazioni costiere si registra una storica disparità di vedute, ché se si sentiva la campana del Granduca Leopoldo II tutto andava bene, le torri erano in ottimo stato, i soldati erano sani e ben vestiti, i cavalleggeri pure; invece i piombinesi dicevano che l’era tutto sbagliato, che l’era tutto da rifare, in una parola tutto era mal custodito e poco armato. Forse la verità sta (come sempre) nel mezzo. Torre del Sale fu disarmata nel 1847, quando non aveva più senso una fortificazione costiera nel mutato contesto storico. Adesso la palazzina rettangolare è in stato di degrado, le stanze dei piani elevati sono state usate fino al 1960 dalla guardia di finanza, come abitazioni e uffici; si può ancora notare una scala interna che collega le parti della torre e la mangiatoia per i cavalli. Il bastione è semicircolare, collegato con il forte, mentre il terreno adiacente è occupato da folta vegetazione e delimitato da un muretto. Ricordiamo una testimonianza di Don Lombardi in merito a un delitto commesso nel 1849 da otto banditi corsari il cui capo si chiamava Martino. Tra La Spezia e Livorno i corsari assalirono un navicello sardo detto La Madonna delle Vigne, carico di prodotti coloniali e una somma (piuttosto alta per i tempi) di 60.000 franchi. Tutti i marinai furono uccisi, a parte due fanciulli, i banditi si appropriarono del navicello e approdarono a Montecristo, dove nascosero il bottino in una cava, vicino al promontorio, poi chiamata Punta dei fanciulli, perché i due ragazzi rapiti furono sgozzati dai banditi, legati con pietre e gettati in mare. I corsari caricarono su una scialuppa una parte della refurtiva e la portarono a Torre del Sale per tentare di venderla. Approdarono vicino alla fortificazione dove si accamparono, in attesa che facesse giorno, ma vennero sorpresi dai gendarmi e arrestati. Un pescatore dette l’allarme dopo aver visto tre uomini sospetti a Montecristo, così i gendarmi catturarono il resto della banda, recuperando parte del bottino. Un caso storico che conferma l’utilità di una Torre fortificata sul mare…

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

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