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RIGASSIFICATORE giovedì 25 agosto 2022 ore 10:00

Rigassificatore, “evitare estremismi inutili”

Andrea Romano

Romano (Pd): “Innanzitutto serve rispondere alle domande dei cittadini, giustamente preoccupati per sicurezza e ambiente”



PIOMBINO — A esprimere la sua posizione in merito al rigassificatore nel porto di Piombino è anche il deputato livornese Pd Andrea Romano e candidato nel collegio di Livorno e Piombino alle Politiche 2022.

Tra chi sostiene (come fa la lista Azione-Italia Viva) che Piombino debba essere militarizzata per istallare il rigassificatore e chi si limita a dire no senza indicare alternative, la politica più seria e responsabile ha il dovere di guardare insieme alle sacrosante preoccupazioni dei cittadini e alle altrettanto sacrosante necessità di una crisi energetica che sta scaricando su tutti gli italiani costi impossibili da sostenere. - ha spiegato su Facebook - E allora cosa serve? Innanzitutto serve rispondere alle domande dei cittadini, giustamente preoccupati per le possibili conseguenze sull’ambiente. Serve rispondere spiegando nel dettaglio quale sarà l'impatto sull’ambiente (se ce ne sarà). Si può spiegare e rassicurare anche in poco tempo, introducendo una VIA (la Valutazione di Impatto Ambientale) in versione accelerata, che dia risposte in poche settimane. Lo si è già fatto in passato per altre opere urgenti, come l’asse ferroviario Palermo-Catania-Messina o il potenziamento delle infrastrutture del porto di Trieste”.

“Inoltre - ha proseguito - è indispensabile rispondere alle richieste avanzate dai sindacati e dall’Autorità portuale sull’eventuale utilizzo di quella banchina, che attualmente viene utilizzata da Piombino Industrie Marittime e da Jsw per lo scarico dei blumi provenienti dall’India. È necessario che sia garantita la continuità di utilizzo produttivo di quegli spazi, cosí come evitare ripercussioni negative per il turismo, per non danneggiare in nessun modo lo sviluppo di queste due aziende e più in generale del porto di Piombino o delle attività turistiche dell’area.
In terzo luogo, e quindi solo dopo avere verificato ed escluso qualsiasi elemento di rischio per l’ambiente e per l’uomo così come dopo aver evitato qualsiasi danno al mondo produttivo, si deve adottare un Decreto Piombino che dia risposte ad un territorio che da troppi anni è colpito da processi di deindustrializzazione estremamente dolorosi sul piano economico e sociale”.

Queste, insomma, “le condizioni indispensabili all’eventuale istallazione in banchina e per soli tre anni di una nave rigassificatrice che contribuisca a far uscire l’Italia dalla crisi energetica”.


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