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giovedì 05 dicembre 2019

Lavoro giovedì 31 ottobre 2019 ore 07:00

I metalmeccanici incrociano le braccia

Sciopero dei metalmeccanici per la giornata del 31 ottobre. Fim, Fiom e Uilm hanno indetto due ore di stop per investimenti e sicurezza



PIOMBINO — Le segreterie nazionali di Fim-Fiom-Uilm hanno proclamato per domani 31 ottobre due ore di sciopero per fermare le crisi industriali e occupazionali, per far ripartire gli investimenti, per riformare gli ammortizzatori sociali e per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

“Temi che si calano perfettamente sul nostro territorio il cui tessuto industriale è da anni martoriato da una crisi iniziata 10 anni fa. - si legge in una nota dei rappresentanti sindacali locali a Piombino - Crisi i cui tratti nazionali stanno toccando punte preoccupanti, ne sono esempi eloquenti la riduzione della produzione del 70% in Arvedi, ultimo re dell'acciaio italiano ed il caos di Taranto, il più grande stabilimento Siderurgico Europeo, allo stesso modo e non casualmente gli infortuni e gli incidenti mortali sono drammaticamente sempre più diffusi sul territorio”.

“In questa situazione di crollo verticale del mercato per gli stabilimenti siderurgici piombinesi immaginiamo sarà ancor più complesso rialzare la testa, per questo pretenderemo gli investimenti, sia in Liberty Magona, sul decapaggio e sulla linea di verniciatura1 e ancora più delicato, se possibile, in Jsw e Piombino Logistics su Area fusoria e acciaieria come sull'ammodernamento del Pontile. - hanno aggiunto - Per questa ragione abbiamo sollecitato un incontro al Mise, in assenza del quale sapremo essere conseguenti, per verificare a che punto siano i compiti che ciascun soggetto, Azienda in primis, si è dato”.

Su più fronti, infatti, è stato chiesto questo incontro che risulta non più rinviabile. 

“Per queste ragioni lo sciopero del 31 ottobre avrà per Piombino e la provincia di Livorno un valore particolare, con una scelta precisa fatta dalle segreterie provinciali di Fim-Fiom-Uilm di aver dato vita a momenti assembleari e/o informativi comunque articolati nelle modalità concordate con le Rsu”, hanno concluso.

Non ha aderito allo sciopero l’Unione sindacale di base. “Non c’è stata una crisi industriale che non sia stata accompagnata da accordi firmati dai sindacati confederali. Accordi che hanno avuto come unico risultato fabbriche che riducevano il personale, delocalizzazioni, chiusura di impianti; trattative concentrate sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali e non per tenerle aperte. - hanno commentato a livello nazionale - I 160 tavoli di crisi al ministero dello sviluppo economico ci sono da anni, anche quando al ministero c’era il loro amico Calenda e quando la sottosegretaria al Ministero del lavoro era l’onorevole Bellanova, ma mai, in tutti questi anni, abbiamo visto iniziative importanti da parte di Fim, Fiom e Uilm; per la verità non le abbiamo viste neanche quando noi scioperavamo contro l’abrogazione dell’art. 18, contro il job act, o la riforma Fornero che ha massacrato le pensioni. Oggi il timido risveglio”.



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