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Politica mercoledì 23 giugno 2021 ore 08:28

"Spendere 275mila per gli eventi è un'offesa"

Monica Bartolini

Bartolini (Ascolta Piombino): "Magari un bando per scegliere gli organizzatori avrebbe stimolato l’aspetto meritocratico e favorito il risparmio"



PIOMBINO — "Per gli eventi dovremmo cercare formule diverse", ne è convinta la consigliera comunale di Ascolta Piombino Monica Bartolini che torna a fare i conti sulle spese dell'Amministrazione comunale per l'organizzazione degli eventi.

"Lo scorso anno furono spesi 250mila euro per 20 eventi, quest’anno 275mila. Sono prevalentemente eventi gratuiti per scelta, ci dicono per far conoscere Piombino. Prima considerazione: se gli eventi sono di livello perché non farli pagare? La differenza la fanno l’organizzazione e gli sponsor, magari un bando per scegliere gli organizzatori avrebbe stimolato l’aspetto meritocratico e favorito il risparmio. - ha osservato - Pensare che siano eventi gratis è utopistico, perché si pagano con la fiscalità generale, anche in questo caso temiamo che a pagare siano sempre i soliti. Davanti ad una città che ha bisogno d’interventi urgenti, dalle buche nelle strade alle ciclabili, ai servizi essenziali, agli aiuti alle famiglie e alle partite iva come hanno fatto in altri Comuni, per non parlare delle necessità sulle strutture scolastiche e i giardini pubblici; spendere queste cifre, per noi, è un’offesa al concetto di bene comune". 

"Ci dicono che quest’operazione è un volano per favorire il turismo; strano in una città che non solo non è turistica, ma nemmeno ha gettato le basi per creare qualche servizio legato al turismo, soprattutto nel contesto urbano. - ha commentato - Non solo, non vediamo nessuna formula che lega il biglietto al turista, chi primo arriva prima acchiappa e il piombinese è naturalmente favorito, tanto da mandare in tilt la piattaforma. Altro aspetto è di svilire il concetto di prestazione artistica, che ha un suo valore e non può essere banalizzato con concetti che provengono dal paese dei balocchi. Ci dicono che così si crea un indotto lavorativo mirato al localismo. Anche questo è opinabile, intanto vedremo se è proprio tutto localismo e poi anche questa decisione di fatto diventa una scelta diretta del Comune, dove decide lui coloro che sono degni di lavorare in questo contesto; non è il libero mercato, non è un bando di gara, chi lavora lo decide il Comune alla faccia della trasparenza. La qualità dell’offerta decidetela voi, in democrazia, noi, però siamo convinti che i soldi pubblici dovrebbero essere gestiti con più parsimonia".

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