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Attualità domenica 24 ottobre 2021 ore 06:00

Torre Nuova

Foto tratta dal libro Torri e difese costiere del Principato di Piombino

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia Gordiano Lupi tratteggia la storia di Torre Nuova sulle orme di Mauro Carrara



PIOMBINO — Sulle orme di Mauro Carrara e del suo Torri e difese costiere del Principato di Piombino, siamo arrivati fino a Torre Nuova, trecento metri a sud-ovest dalla Torraccia, collegata da una via privata a via della Principessa, situata a cavaliere del fosso, a poche decine di metri dal mare.

Torre Nuova era una struttura di difesa costiera ma anche un molino (da qui il nome del poggio a ridosso della Torre). Il molino era a servizio delle esigenze elbane, che non avevano abbastanza siti idonei alla macina dei frumenti, ma non durò molto, perché il fosso Acquacalda aveva una modesta portata d’acqua e le risacche marine rendevano il lavoro piuttosto laborioso. Il molino venne dismesso dai Medici, ancora oggi se ne possono apprezzare i resti nell’interrato della costruzione, mentre continuò per molto tempo la funzione di scalo minerali (soprattutto ferro) provenienti dall’Elba, destinato ai vari forni della zona, in particolare quello di Campiglia. Le diverse funzioni di Torre Nuova (difesa e commercio) si notano da un’architettura specifica, perché il manufatto è rettangolare con la zona destra più alta (difesa), prevede un interrato per il molino, infine è coperto da due terrazze e una merlatura.

Nel 1871, Torre Nuova (come la Torraccia) fu venduta dal governo italiano alla famiglia Michahelles, che la usò per scopi residenziali. Torre Nuova versava in stato di totale abbandono, per fortuna è stata recuperata e restaurata dai nuovi proprietari, una tantum nel rispetto di ambiente e storia, senza modificare gli interni, pur usandola come abitazione. Possiamo ancora notare la piccola Cappella, il pozzo, un ponte che scavalca il torrente, il Chiostro, le diverse finestre, sono rimaste persino le catene del ponte levatoio ed è ben conservata la piccola chiesa, così come si notano reperti delle macine del molino e lo stemma dei Medici in pietra serena. La Torre è stata una struttura armata fino alla metà del Settecento, possedeva quattro cannoncini nella loggia più alta (ora terrazza merlata) con relative munizioni, otto moschetti, due spingarde e otto fucili. Quattro persone erano a servizio della struttura: un cappellano e tre soldati, che non vivevano al suo interno, ma nel vicino magazzino. Riferisce Mauro Carrara che in questa Torre dagli ampi locali situati su diversi piani sostò diverse volte il Granduca Leopoldo II, durante i suoi viaggi lungo la Maremma Toscana.

Resta ancora incerta la data della edificazione di Torre Nuova, perché alcune scritture storiche fanno riferimento a prima del 1545 (anno in cui sembra che venne rafforzata), mentre altri documenti parlano del periodo del governo toscano di Cosimo III (1670 - 1723). Pare più probabile la prima tesi, suggerita dai professori Coppi - Rombai, perché non è possibile pensare a un tratto di costa così importante lasciato indifeso, visto che la Torraccia fu dismessa da Cosimo I de’ Medici alla metà del 1500. Mauro Carrara fa riferimento a un importante documento probatorio: la mappa della Bandita del Porto di Baratti, copia di un originale datato 1589, che mostra la piana, il golfo, gli acquitrini e i poggi San Leonardo e Molino. Il disegno ad acquerello mette in evidenza una Torre a base quadrata (la Torraccia), I magazzini (con il vicino fosso) e il Molino (a forma di Torre) che nient’altro era se non la nostra Torre Nuova. 

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

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