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Attualità domenica 20 agosto 2023 ore 09:20

Anni di piombo a Piombino

Articolo de Il Tirreno dopo i fatti del 20 Febbraio 1980 (Collezione Biblioteca Civica Falesiana Piombino)

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia il ricordo del 20 Febbraio 1980 e l’aggressione alla sede del Pci di Salivoli



PIOMBINO — Era il 1980, nel bel mezzo degli anni di piombo, precisamente il 20 Febbraio. Strage di Bologna che sarebbe ancora dovuta accadere. Avevo vent’anni. Il ricordo è affievolito, ma ci pensa Giovanni Del Pia a farmi tornare alla memoria un fatto grave, inviandomi alcune pagine estratte dalla preziosa collezione del Tirreno scansionata dalla Biblioteca Civica Falesiana(benemerita!). Gli articoli sono firmati dal compianto Roberto Fidanzi e dagli amici Luigi Carletti e Stefano Tamburini. Sono pagine piene di rabbia contro un attentato vigliacco di stampo fascista, insolito dalle nostre parti. Ripercorriamo gli eventi. Primo pomeriggio di mercoledì 20 febbraio 1980. Viene incendiata la sezione del Partito Comunista di Salivoli. Bilancio pesante: danni materiali alla struttura, tessere distrutte, documenti inceneriti, un’impiegata ricoverata in ospedale. Paola Minelli - allora fidanzata di Paolo Bertini segretario della sezione giovanile del partito - aggredita e percossa da due persone che si presentano come compagni e parlano romanesco. La ragazza viene ricoverata al reparto ortopedico femminile con un referto che parla di ematoma alla regione occipitale, ecchimosi multiple agli arti inferiori e stato di choc. Per fortuna non si tratta di lesioni gravi, Paola guarirà in pochi giorni, ma lo choc è davvero molto forte. Ripercorriamo i suoi ricordi estrapolati da un articolo dei tempi: “Mi trovavo nella sede della sezione PCI di Salivoli, dovevo andare a Villa Marina a far visita a una parente, ero in attesa del mezzo pubblico, la cui fermata è vicinissima alla sede. Ho pensato che mentre aspettavo avrei potuto terminare un cartellone per il prossimo congresso della sezione e sono entrata nei locali. All’improvviso hanno fatto irruzione due uomini, il primo (sui cinquant’anni) vestito con pantaloni jeans, l’altro (attorno ai 20) con pantaloni di velluto, entrambi con giubbotto azzurro; parlavano in romanesco, si sono spacciati per compagni, hanno fatto il gesto di darmi la mano, invece mi hanno aggredita, colpendomi alla testa con un manganello e alle gambe con calci. Ho perso i sensi subito dopo i colpi ricevuti, quando mi sono riavuta la stanza era piena di fumo e ho cominciato a trascinarmi verso l’uscita. Ho avuto una gran paura di morire soffocata, perché quando sono arrivata alla porta sono di nuovo svenuta”. Qui si ferma il racconto della ragazza, a questo punto dobbiamo ricorrere alle testimonianze di chi l’ha soccorsa, perché il fumo che usciva dai locali ha attirato alcuni passanti. Dimitri Cosimi e alcuni compagni di lavoro delle acciaierie hanno evitato la tragedia salvando la Minelli da sicura morte per asfissia, portandola fuori dai locali, fino al Bar Falcone, vicino alla sede del PCI. A quel tempo il Bar era gestito dai coniugi Pennati, che subito si presero la briga di avvisare il 113, facendo intervenire sul posto un’ambulanza, i Vigili del Fuoco e la polizia. I loschi figuri volevano dar fuoco alla sezione comunista di Piombino, ma nonostante un posto di blocco di polizia e carabinieri, subito approntato in uscita dalla città, non vennero catturati. I Vigili del Fuoco riuscirono a sedare le fiamme e a contenere i danni, comunque ingenti, ma per fortuna solo materiali. L’attentato venne rivendicato con scritte apposte sui muri, con frasi di chiara marca fascista: Il fascio non è morto, Torneremo a colpire in città, Morte ai comunisti. Fu realizzato un identikit dei due terroristi, grazie alla collaborazione di Paola Minelli, che dal suo letto di ospedale ricordava: “I due indossavano occhiali con lenti scure, mentre la mano del primo aggressore (il più giovane), che mi era saltato addosso immobilizzandomi, era senza calli, era una mano non da lavoratore. Accento romanesco, abbigliamento di jeans, velluto e giubbotti di tela azzurra”. Forse i due avevano dei complici con un’auto parcheggiata poco più lontano ad attenderli, cosa che permise ai malviventi di dileguarsi senza dare nell’occhio. Piombino antifascista e operaia rispose come sempre (a quel tempo) con un ingente corteo di solidarietà e di protesta; non solo il PCI scese in piazza, ma anche il sindacato unito proclamò uno sciopero generale, con la partecipazione di operai in tuta verde, commercianti, artigiani, pensionati, comuni cittadini, delegazioni dei paesi limitrofi e studenti. Piombino si fermò per due ore, dalle 17 alle 19, sfilando in un immenso corteo che partiva dalla portineria centrale delle Acciaierie, scorreva come un fiume pacifico lungo corso Italia e terminava in piazza Verdi per dar vita a un comizio a sigle politiche unificate. Piombino democratica scendeva in piazza per dire no al fascismo, per un fatto grave che destò profonda impressione; la strategia della tensione fino a quel momento si eralimitata a scritte sui muri, mai sfociando in atti di esplicita violenza. Il sindaco Enzo Polidori prese la parola per primo leggendo messaggi di solidarietà provenienti da tutta Italia, anche dal mondo democristiano e dai partiti di governo. Fabio Baldassarri, segretario del comitato comunale del PCI, si soffermò sulla necessità della solidarietà tra tutte le forze politiche per salvare la democrazia. Tra gli interventi sul palco ricordiamo Paolo Bertini (segretario dei giovani comunisti), Nilo Pampana (segretario DC), Giuliano Aceto (sindacato autonomo), Stelio Montomoli(segretario provinciale FLM), Giorgio Barbafieri(segretario PSI), Fabrizio Pierini (segretario provinciale FLM). Messaggi di solidarietà giunsero anche dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Fu un fatto grave, in un periodo difficile della nostra storia, quando gli attentati senza responsabili erano cosa ordinaria, purtroppo, ma la matrice era abbastanza chiara - destra o sinistra che fosse - e di natura destabilizzante. Piombino si mosse compatta contro chi diffondeva violenza e terrore, propagando la strategia della tensione anche per le strade di una cittadina democratica e antifascista. Aggiungo una cosa, per dare un lieto fine a una storia nera. Paola Minelli ha sposato Paolo Bertini e vivono ancora insieme. Non solo, dopo una vita operosa al servizio degli altri e della famiglia, hanno avuto dei figli e sono diventati nonni.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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