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Lavoro lunedì 11 marzo 2019 ore 19:21

"Dobbiamo cambiare completamente linea sindacale"

E' l'Opposizione Cgil a chiedere a sindacato e istituzioni maggiore pressione all'azienda "per non rischiare un Rebrab-Bis"



PIOMBINO — "Dobbiamo cambiare completamente linea sindacale; ascoltare prima di ogni decisione i lavoratori che devono dare il mandato vincolante ai loro rappresentanti; riprendere le mobilitazioni contro azienda e istituzioni per il rispetto dell’accordo di programma e del piano industriale (forni elettrici, nuovi treni di laminazione, revamping degli attuali, ricerca clienti). Facciamo pressione sul governo per costringere l’azienda a scoprire le carte". 

Così l'Opposizione Cgil è intervenuta riaccendendo i riflettori sulle questioni legate all'acciaieria di Piombino, specie nell'ottica della fine della cassa integrazione prevista a fine Ottobre.

Diversi gli aspetti che secondo il gruppo interno al sindacato chiede di approfondire; tra queste l'acciaio al piombo, il numero dei lavoratori rientrati in fabbrica, il maggior coinvolgimento dei lavoratori a partire dalle assemblee.

Già nei giorni scorsi anche il coordinamento Art. 1 - Camping Cig aveva sollevato degli interrogativi legati proprio alle produzioni e al personale. "Il 19 febbraio al Mise l’azienda ha confermato la riduzione del monte ore di lavoro: come si concilia questa scelta con la continuità del lavoro e della produzione? - hanno detto - La continuità produttiva dello stabilimento è una questione decisiva per il futuro, rispetto alla clientela da riconquistare. Soprattutto, gli investimenti non si vedono".

"Se è vero che Jindal non è Rebrab, è anche vero che Accordo di programma e intese sindacali non gli pongono vincoli credibili per costringerlo a mantenere le promesse. E intanto ha ottenuto le concessioni sul porto. La soluzione non può essere quella di importare semilavorati magari dall’Oman, a costi che portano fuori mercato i prodotti Aferpi, come sta invece avvenendo attualmente. - e hanno concluso - Sindacati e istituzioni devono smettere di funzionare come ufficio stampa dell’azienda. Per non rischiare Rebrab-Bis, hanno il dovere di vigilare in stretto rapporto con Rsu, lavoratori e cittadinanza, per costruire la mobilitazione sociale indispensabile anche per rompere il preoccupante silenzio che è tornato a scendere sulla vicenda".



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