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lunedì 24 giugno 2019

Attualità domenica 14 ottobre 2018 ore 07:00

Campo sportivo di Fiorentina

Foto di Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO Gordiano Lupi riscopre il campo sportivo di Fiorentina oggi completamente sommerso dalle sterpaglie



PIOMBINO — Una domenica di Ottobre per caso ti trovi a passare da Fiorentina, vedi un cartello bianco con la scritta Campo Sportivo Comunale, in basso un pallone stilizzato, bianco e nero, proprio come li facevano un tempo. 

Sono anni che non vedi il campo sportivo di Fiorentina, ma ricordi un sacco di partite viste e giocate, negli anni Ottanta, tornei aziendali, campionati amatori, gare amichevoli, incontri tra arbitri di calcio di diverse sezioni toscane. Insomma, pur se non stiamo a menarla con la solita storia delle madeleines resta il fatto che il campo di calcio di Fiorentina fa parte dei ricordi. 

E allora prendi la corsia laterale di fianco alla strada statale che conduce a Piombino passando da Gagno, transiti davanti a un’azienda dismessa di cui non ricordi il nome, giri a destra, direzione Asca, piena campagna industriale. Raggiunta la fine della lunga direttrice contornata da fichi d’india, acacie, tigli, sterpi e desolazione, resti un po’ incerto, ché non vedi niente, poi d’un tratto ricordi che si deve girare a sinistra. Cambia poco, sempre niente davanti ai tuoi occhi, procedi cauto nella stradina sterrata circondata da case e boscaglia, a un certo punto comprendi quel che è accaduto nel tempo. 

Vera suspense, da film horror quando vien fuori uno zombi affamato di carne umana o dalla bara si erge un vampiro in cerca di sangue. Completamente sommerse da sterpaglie, che basterebbe un fiammifero per dar fuoco a tutto, intravedi due panchine ossidate e due porte, un tempo componenti essenziali d’un campo di calcio. 

Non credi ai tuoi occhi, un campo sportivo in totale abbandono, sulla collina dei ricordi, un campo di calcio sprofondato nel gorgo del tempo, dimenticato e inutile a tutti, persino al cacciatore di storie, ché qui non c’è materiale neppure per farci un racconto. Una rete di recinzione, beffarda e ossidata, resta in piedi, protesa a difendere il niente, forse i ricordi perduti, forse una rete annullata, un fuori gioco non visto, un grido di gioia trattenuto per una rete segnata. Pure lei da tempo s’è arresa agli sterpi e ai canneti, poco oltre un cartello avvisa che là c’è Divieto di scarico, ché ormai tutto è distrutto, abbandonato, non si può rovinare più niente, ma va conservata intatta l’angoscia del tempo sfiorito. 

Avrebbe dovuto essere il nuovo campo sportivo di Piombino, il nuovo stadio comunale, il sogno d’un campo di calcio fuori dal centro abitato. Era soltanto il campo degli amatori, degli appassionati, di chi voleva sgranchirsi le gambe con modica spesa, di chi cercava un terreno di gioco per allenamenti. Una giungla di sterpi, invalicabile, percorribile forse con un machete, covo di serpi e animali, che ricorda un passato di campo di calcio solo per porte, panchine e recinti non ancora abbattuti. 

E ti vengono le lacrime agli occhi se pensi che là giocavano Agroppi e Notturni, Ettori e Bianchi, quel Mobilgronchi campione di tanti campioni amatori, gente che aveva fatto qualcosa nel calcio, a vari livelli. E ricordi un rigore, un rimpianto, un fischio finale, un giorno di sole, un vecchio custode, le maglie un po’ stinte e scucite dei campionati amatori. Tutto era meglio di questo squallore. Tutto era meglio di come poi è andata a finire.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata



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