Attualità Domenica 01 Febbraio 2026 ore 07:38
Confondere il culo con le quarant’ore

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia Gordiano Lupi ha raccolto nuovi modi di dire locali
PIOMBINO — Quando “ti entra la cagna”, significa che sei stanco, non ha punta (per niente in piombinese) voglia di lavorare, e allora c’è poco da fare, bisogna fermassi e riposassi un pochino (sempre declinazioni verbali piombinesi).
“Quando gli vedi i piedi butta la pasta!”, era un detto che andava bene ai tempi in cui gli uomini andavano a lavoro e le donne stavano in casa a occuparsi delle faccende, era una sorta di ammonimento per la moglie frettolosa che doveva mettere a cuocere la pasta solo quando vedeva arrivare il marito, per non fargliela trovare scotta.
“C’ha un muso lungo a mangia conigliolo!”, altro detto che si è perso nel tempo, forse riferito a come mangia il coniglio (in piombinese conigliolo), allungando il muso per masticare, in ogni caso riferito a una persona triste, abbacchiata.
“Il mestiere t’entra nel sangue!” va spiegato con esempi. Il giovane calciatore che prende parecchi calci negli stinchi ancora oggi si sente apostrofare con un “vai bimbo, è tutto mestiere che entra!”. Il mestiere entra nel sangue facendo errori, ma anche subendo quel che c’è da subire in una determinata attività. Il pugile che prende pugni sul volto, il rugbista che viene placcato e steso per terra, il ciclista che cade in corsa… “è tutto mestiere che entra!”.
“Ha smosso il vespaio!”, va bene anche con articolo indeterminativo (un vespaio), si dice quando una persona fa un’affermazione che scatena un mare di polemiche, toccando un punto nevralgico della situazione. Esempi: “Quel giornalista ha smosso un vespaio!”, “Gianni ha detto una cosa che ha smosso il vespaio!”… Il vespaio è il nido delle vespe, se lo muovi succede un finimondo, gli insetti ti attaccano, ti pungono, si mettono a volare in difesa del covo. Metafora perfetta di quel che accade quando si dicono (o si scrivono) cose pericolose…
“Cadere in un ginepraio” (o in un prunaio) è un modo di dire simile al precedente. Se cadi in un ginepraio ti fai male, soprattutto ne esci fuori con difficoltà, perché è composto da un intrigo di rovi e di spine. Si dice questa frase quando qualcuno affronta un argomento spinoso e non riesce a venirne fuori. In definitiva è italiano, ma in Alta Maremma è molto usato per indicare una situazione intricata e confusa nella quale siamo finiti per nostra dabbenaggine. Esempi: “cacciarsi in un ginepraio”, “bisognerebbe uscire da questo ginepraio”, “non ci capisco niente in questo ginepraio” (nel caso di uno scritto o di un discorso confuso).
“Il padrone del baccellaio” è usato in tutta la Toscana, a Piombino si sente dire molto, ancora oggi, per definire il capo di un’azienda o di una società. Esempio: “Chi è il capo del baccellaio?”, lo dirò per chiedere chi può darmi una risposta certa su una determinata cosa. In origine il “baccellaio” è sia il campo dei baccelli, sia chi vende baccelli. “Essere, restare padrone del baccellaio”, per estensione significa “essere, restare a capo di una famiglia, di un’impresa”.
Gordiano Lupi
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