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Politica sabato 26 giugno 2021 ore 14:29

Discarica, "responsabilità politiche recenti"

L'ingresso della discarica

Per il coordinamento Amare Piombino i problemi sì vengono da lontano e dalla visione del Pd, ma le recenti scelte hanno avuto inevitabili conseguenze



PIOMBINO — Per il nuovo coordinamento politico Amare Piombino sull'epilogo Rimateria pesano delle responsabilità politiche anche recenti. "Perché se la megadiscarica da 2,5 milioni di metri cubi che voleva il Pd era inaccettabile, far finta di niente con questa situazione non è da meno", hanno commentato.

"Non aver cercato di salvare l’azienda e contestualmente dare una soluzione ambientale è stato un errore. - hanno proseguito - Intanto perché il Comune era socio di Rimateria attraverso ASiu e poi andava considerato l’interesse pubblico, cioè quello di terminare le prescrizioni sulle discariche, metterle in sicurezza e chiuderle definitivamente. Dichiarare come ha fatto l’assessore Carla Bezzini che 'un’amministrazione pubblica non può trattare con un’azienda privata, specie quando ci sono in ballo violazioni delle leggi ambientali e bilanci in rosso per milioni' riferito a Rimateria, meraviglia e non poco per due motivi: il primo è che il presidente di quell’azienda l’ha nominato il Comune di Piombino perché socio attraverso Asiu, quindi non stiamo parlando di un soggetto privato esterno al Comune; il secondo perché dichiarare di non cercare un nuovo piano industriale perché si è già dato un giudizio, peraltro privo di elementi giuridici, sugli attuali gestori privati, è un chiaro pregiudizio". 

"Altra domanda: poiché il Comune poteva controllare Rimateria attraverso il presidente che aveva anche delega di voto nel Cda, perché non ha verificato l’andamento delle prescrizioni, la regolarità dei conferimenti, ma soprattutto perché ha consentito che i rifiuti arrivassero da fuori Toscana e non ha favorito quelli della Regione ospitante, giacché gli spazi li concedeva la Regione stessa? - ha chiesto Amare Piombino - Al di fuori delle suggestioni dettate dal comitato di turno, il problema sarebbe oggettivo: come si risolve ora il tema ambientale su quell’area? Sarà sufficiente dire che ci vogliamo un parco verde, oppure ci si assume la responsabilità di un problema cogente e si cerca di dargli una soluzione vera? Per dare una risposta però serve un’azienda che gestisce e dove il pubblico possa ancora contribuire sugli indirizzi strategici, di cui il primo sarebbe di sistemare proprio i siti di discarica". 

"Allora - hanno concluso - perché, ad esempio, non si è proposto di trasferire la 36 ettari dentro la Li53 e fare in modo che da due discariche incontrollate se ne facesse una controllata utilizzando i fondi già disponibili per la bonifica della falda, destinata a non partire fintanto che i cumuli di rifiuti incontrollati non saranno rimossi? Aver rifiutato aprioristicamente di lavorare su questi temi, pensando e proponendo un progetto alternativo irrealizzabile come il parco pubblico, contiene una responsabilità politica enorme, soprattutto quando molte decisioni sono state condizionate da una sparuta minoranza di cittadini".


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