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Attualità domenica 15 maggio 2022 ore 07:28

​Il campino dei frati

Fabrizio Chelotti, 24 marzo del 1963, durante una partita ai Frati

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia “Il campino dei frati” di Gordiano Lupi



PIOMBINO — Fabrizio Chelotti, ottimo difensore dell’Unione Sportiva Piombino, ai tempi in cui era un orgoglio scendere in campo a difendere i colori nerazzurri, mi ha fatto tornare a mente il campino dei frati, proprio sotto la casa del fanciullo, da dove alzando lo sguardo potevi vedere la chiesa dell’Immacolata. Fabrizio mi ha mandato una foto che risale al 24 marzo del 1963 e lo ritrae in quel mitico luogo per diverse generazioni di piombinesi, durante una partita fra la squadra della parrocchia (che poteva chiamarsi solo Virtus) e una rappresentativa dell’Istituto Tecnico Industriale. Il campino dei frati adesso è un piazzale sterrato in abbandono, fa solo tanta tristezza, ma ai tempi in cui lo calcava Fabrizio era l’anteprima dello stadio Magona, quanto meno del campino marrone (adesso mesto parcheggio), dove si disputavano le partite ufficiali della lega giovanile, era un campo dove si cominciava a imparare a giocare a calcio. Pure la mia generazione l’ha frequentato; non è passato molto dal 25 aprile quando un amico mi ha inviato una formazione di ragazzi schierati in campo chiedendomi di ricordare chi fossero. Quella squadra del tempo passato cominciava con il mio nome, perché a quattordici anni facevo il portiere della modesta compagine del Liceo Classico, che perdeva con tutti, soprattutto con ITI e IPS, ragazzi più dotati da un punto di vista fisico. Come posso dimenticare il campino dei frati dove correre sulla fascia sinistra significava rischiare di finire in mezzo ai rovi, dove spesso il pallone cadeva in mare o rotolava giù per la scarpata, dove la rete non c’era, soltanto pali innocenti a delimitare un rettangolo di terra e sassi, con linee laterali immaginarie e dimensioni irregolari? Capitava che padre Fiorenzo di tanto in tanto venisse a giocare con noi, dopo aver detto messa, si fantasticava che il piccolo frate avesse giocato in serie C, nessuno ha mai verificato, veloce era veloce, il tocco di palla non era niente male. Quante reti subite al campino dei frati, quante ginocchia sbucciate, quanti sogni coltivati su palcoscenici di fantasia, quante anonime partite tra ragazzi che ci sembravano finali di tornei importanti, quanti pomeriggi del sabato trascorsi a segnare inutili reti invece di studiare, quanti ricordi appesi a un calcio di rigore, quante liti e baruffe per gare senza un arbitro dove decideva il più forte. Capita che oggi ricordi il campino dei frati, poi la memoria si sposta verso il campo degli ulivi, giacchetti per terra e porte segnate in modo artigianale, vaga verso il Pozzino del Nannelli, il campetto tra i palazzi di via Medaglie d’oro, le macerie di Marina. Tutti campi rimasti ben saldi nella memoria, confusi con il ricordo del tempo perduto, ma scomparsidalla realtà, come il campo di Fiorentina, sepolto tra gli sterpi, e il Magona sussidiario diventato parcheggio. Persino lo Stadio Magona, il sogno di tutti i bambini degli anni Sessanta, inavvicinabile manto erboso dove un giorno scese in campo la Roma, sacrario del calcio importante, conta i giorni che lo separano dal diventare un ricordo del suo grande passato. E adesso che provi a rivivere il sogno d’un calcio di rigore, un tuffo tra i pali proteso a salvare la rete, un soffio di vento di mare che sconvolge pensieri, ti dici che non serve ricordare il ponente che rendeva impossibile giocare su quel campo di scogliera, indimenticabile ma dimenticato, pensare ai sogni che recava il maestrale, sentire il dolore d’una tramontana che gelava povere mani prive di guanti. Puoi conservare ricordi, piccoli sassi perduti in un campo di calcio dove andavi a strappare i ginocchi dell’ultima tuta comprata al Semaforo Rosso. Puoi rivedere una giornata di sole, bere birra e gassosa alla casa del fanciullo, dopo aver perso l’ultima partita contro i rivali del Liceo Scientifico. Puoi solo vivere ancora …

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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