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Attualità Domenica 31 Maggio 2026 ore 06:06

La capomilla, il bigiù ed è cotto il riso!

La copertina del nuovo libro di Gordiano Lupi realizzata da Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia Gordiano Lupi passa a rassegna una nuova carrellata di detti d’un tempo



PIOMBINO — Chi non ha mai bevuto “la capomilla”? Nella Piombino dei miei nonni nessuno chiamava camomilla la ben nota bevanda rilassante che ci obbligavano a bere quando eravamo agitati e non si prendeva sonno. Così come nessuno si sognava di scrivere bijou secondo la corretta forma grammaticale francese, tutti si diceva e si scriveva bigiù, termine usato per apprezzare un oggetto carino, ma anche una bella ragazza. “Caterina è proprio un bigiù, va vestita così elegante…”, “Questi orecchini sono proprio un bigiù”. E via di questo passo. Si diceva pure “è dolce come la sapa”, adesso nessuno sa che cosa sia la sapa (il mosto, il primo distillato d’uva molto dolce), in pratica una sorta di melassa stucchevole, quindi l’uso si è perso.

“Dal campo deve sorti’ la fossa!”, in italiano corretto suona come “dal campo deve uscire la fossa”, una sorta di ammonimento a non sprecare nulla, ma a pensare a dove mettere da parte ciò che si possiede e a come preservarlo per i momenti in cui può essere più necessario. Per questo motivo è necessaria una buca o una fossa dove per la semina o dove mettere da parte il grano per gli eventuali periodi di carestia.

“È cotto il riso!”, accompagnato da un’espressione rassegnata e rafforzato da un “Vai, è cotto il riso!”, oppure pronunciato con fatalismo: “Ecco, adesso sì che è cotto il riso!”. Si dice quando il guaio è fatto, non si torna indietro, le cose sono giunte a questo punto e un rimedio non si trova. “Ecco, è bell’è cotto il riso!”.

“Comanda quanto il due di brisca!” è un modo di dire ancora usato per indicare una persona che non conta niente, infatti nel popolare gioco a carte della briscola - che a Piombino tutti chiamano brisca - il due è una carta di nessun valore, superata da tutte le altre. Ancora peggio: “Comanda quanto il due di fiori quando è briscadenari!”. Ecco, se una persona paragonata al due di brisca qualcosa comanda, pure se poco, il due di un segno semplice è situato all’ultimo livello decisionale.

“Che Dio ce la mandi bona e senza vento!”, è una sorta di raccomandazione maremmana in forma di preghiera tipica di Piombino dove il vento la fa spesso da padrone. Una supplica per chiedere a Dio di occuparsi del nostro futuro e di fare in modo che tutto vada bene. Tra noi ragazzacci degli anni Settanta, si diceva spesso: “Che Dio ce la mandi bona, umida e vogliosa!”. Eravamo dei senza Dio.

“A ogni poeta gli manca un verso” è toscano ma si usa spesso anche sulla costa . In italiano corretto si dice “A tutti poeti manca un verso”, per affermare che nemmeno il più sapiente degli uomini riesce a fare tutto in maniera perfetta. Così come a ogni poeta manca un verso, a ogni individuo manca qualcosa per essere considerato perfetto. La perfezione non è di questo mondo.

“Il cercabuio” era una tipologia maremmana abbastanza frequente nel passato, siamo in presenza di un individuo che non sa come impiegare il tempo in maniera produttiva, quindi viene definito un cercabuio, uno che tende ad arrivare a notte tra scherzi e lazzi, frequentando osterie, giocando a carte e perdendo le giornate senza portare a casa il becco d’un quattrino.

“Se col padrone non voi fa’ guerra, taglia basso e copri la terra!” è un proverbio che consiglia al contadino di non far sapere al padrone quel che sta facendo, per evitare liti e discussioni inutili. In pratica la metafora agricola invita a compiere tutto quel che riteniamo sia giusto, senza far capire a chi comanda quel che stiamo facendo.

“A questi lumi di luna, con questi chiari di luna…” sono tutte espressioni toscaneggianti con le quali s’intende definire un determinato periodo storico, una certa situazione. La traduzione alla lettera sarebbe: “in questo periodo critico, in questa situazione difficile…”. Esempio preso dal fiorentino colto: “gli è però vero che a questi lumi di luna certa gente, che non sa nulla in fatto di religione, scambia con manifestazione di eccitazione maniacale (mania religiosa) l’esercizio delle pratiche più ovvie.”

“Se la gallina ’un gli fa du’ ova gli tira il collo!”. Gli errori grammaticali sono dovuti, anche se il secondo “gli” - visto che gallina è femminile - dovrebbe essere modificato con la particella “le”. Bella metafora per definire una persona che cerca l’interesse economico in ogni cosa che fa, quindi se una determinata attività non rende si limita a chiuderla, anche se è importante da un punto di vista culturale e sociale, così come se la gallina non produce due uova al giorno meglio mangiarsela o farci un brodo.

“Se prendi moglie e non sai l’uso / affini le gambe e allunghi il muso!” è un proverbio campestre che si trova anche come “se prendi moglie e non ne fai buon uso / affini le gambe e allunghi il muso!”, modificato pure come “chi prende moglie e non è uso / affina le gambe e allunga il muso”. Sono i problemi di chi si sposa e non sa che farsene della moglie, per incapacità sessuale. Una simile persona si troverà ad affinare le gambe per correre dietro alle scappatelle di una consorte che cercherà soddisfazione erotica con altre persone e ad allungare il muso perché le conseguenze della sua incapacità non lo renderanno né sorridente né di buon umore.

“Prima cieco e poi indovino!” indica la persona che prima che accada un determinato evento non ne sa niente, subito dopo, invece, sfoggia sapienza dicendo che sapeva bene come sarebbe andata a finire. Esempio di carattere meteorologico: “Ah, oggi non piove davvero, è maestrale!”. Se dopo poco comincia a piovere: “Eh, lo sapevo che cambiava il vento e sarebbe piovuto”.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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