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lunedì 27 gennaio 2020

Attualità venerdì 27 settembre 2019 ore 09:57

Da Invitalia “un progetto per metà”

Legambiente: “Si rimanda ad un altro progetto la rimozione dei cumuli che deve precedere la messa in sicurezza dei terreni”



PIOMBINO — Legambiente ha segnalato alcune criticità rispetto al progetto Invitalia per la messa in sicurezza operativa della falda, nellarea industriale Piombino.

“Il progetto riguarda solo la messa in sicurezza della falda, una messa in sicurezza idraulica, con un fossato tutto intorno, anche con barriere fisiche (palancolature dalla parte del Corniaccia), pozzi di emungimento e depuratore delle acque. - ha segnalato - Si stima che si spenderanno 21.190.000 di euro dei 50 milioni stanziati ma si rimanda ad un altro progetto l’intervento sui terreni, in particolare, la rimozione dei cumuli che deve precedere la messa in sicurezza dei terreni con interventi di risanamento e parziale impermeabilizzazione delle superfici per un minor afflusso di acque meteoriche nel sottosuolo. Quindi - ha spiegato - è un progetto di messa in sicurezza idraulica per metà che arriva ad essere presentato dopo cinque anni dallo stanziamento dei fondi, che rimanda una parte fondamentale a chissà quali tempi. Non parliamo poi delle bonifiche del sottosuolo”.

Come ha illustrato Legambiente in una nota così facendo “si accumulano nuovi materiali derivanti dallo scavo della trincea drenante e dalla realizzazione del marginamento fisico. Si prevede di scavare circa.111.840 m3 di materiale, di cui si stimasoltanto circa 21.403,5 m3 da gestire come rifiuto. Probabilmente i rifiuti saranno più di quelli stimati, in base all’esito dei test di cessione che saranno eseguiti in fase, ma una gran parte di essi saranno classificati come terre di scavo, prive di inquinanti di rilievo. - e ha aggiunto - Per gestire queste terre di scavo si costruiscono, si dice ‘tre manufatti che saranno utilizzati per lo stoccaggio… (che) dovranno essere dotati di copertura rimovibile’. In questo modo esistono i presupposti perché lo stoccaggio, di poco meno di 100mila metri cubi, diventi permanente”. Ciò senza ipotizzare che le terre di scavo possono essere riutilizzate in altri modi, tra questi anche la copertura della discarica qualora avessero le carateristoche richieste dalle norme.

“Di fatto ancora non esiste un progetto per togliere i rifiuti anche pericolosi che rimangono a cielo aperto e mandano sul territorio polveri di sostanze tossiche e cancerogene. Finché non ci sarà una struttura locale, un ente strumentale che lavora costantemente sulle scelte e i progetti di bonifica, è difficile che le bonifiche procedano celermente e nel verso giusto; non è possibile delegare tutto a Invitalia. La bonifica delle aree industriali è particolarmente importante, non solo per il risanamento ambientale e per favorire anche altre economie (turismo e nautica), essa è vitale per la rinascita dell’occupazione portuale e industriale, su quelle enormi aree possono insediarsi aziende attratte da convenienze finanziarie, infrastrutturali e di servizi, ha concluso l’associazione.



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