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Attualità domenica 09 giugno 2024 ore 07:32

Non esistono cozze piombinesi!

Foto di Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia Gordiano Lupi ci spiega la differenza tra cozze e muscoli



PIOMBINO — Un giorno mi trovo a passare davanti alla vetrina di una pescheria e vedo un grande cartello: “Cozze piombinesi, freschissime, euro tot al chilo”. Un amico ribatte: “Che cazzo scrivono? Non esistono cozze piombinesi! Se so’ piombinesi so’ muscoli!”.

Argomento già sfiorato in precedenza, approfondiamolo, ché di questi tempi ce n’è bisogno. In effetti le cozze piombinesi, quando ero adolescente, erano soltanto le ragazze parecchio brutte, quelle che nessuno guardava, mentre i mitili - il vero nome scientifico! - che si raccoglievano in mare, fortemente attaccati agli scogli, muniti di coltello e maschera da sub, li abbiamo sempre chiamati muscoli. Facendo ricerche, però, mi rendo conto che il termine non è piombinese e neppure toscano, proviene dalla Liguria, non molto lontano da noi, resta un nome di riviera, ché l’origine è spezzina. Il termine cozza è meridionale, con il tempo si è diffuso in tutta Italia, grazie a napoletani, calabresi e pugliesi emigrati a macchia d’olio a popolare ogni zona del Bel Paese. Basti ricordare un delizioso film comico degli anni Ottanta: Si ringrazia la regione Puglia per averci fornito i milanesi. In ogni caso muscolo è termine di uso più antico e la sua radice etimologica è diffusa in tutta Europa.

A Piombino non chiamateli cozze, son muscoli, mentre muscolai son chi li coltiva e chi li vende! Non è campanilismo ma ricerca linguistica, il vocabolo spezzino è il più corretto, lo dice anche l’Accademia della Crusca - un’autorità in materia - che definisce equivalenti i due modi di chiamare il mitilo, ma propende per la maggior storicità del termine muscolo. “Sono due geosinonimi, due variazioni dialettali usate in diverse zone italiane, per definire il mitilo”, affermano gli illustri studiosi. Se poi la lingua più usata, quella che si diffonde, preferisce usare il termine cozza, dobbiamo accettarlo, perché ormai viene scritto sui menu dei ristoranti e nelle offerte delle pescherie, non solo al Sud, ma in ogni luogo italiano, persino a Piombino, dove il mio amico di prima, quello meravigliato davanti alla vetrina, risponderebbe: “Cozza lo dici alla tu’ sorella!”.

Muscolo resta il termine più antico, già nel Quattrocento i mitili vengono chiamati muscoli, dal latino musculus, così come molti scrittori del Centro - Nord fanno riferimento a tali molluschi con quel nome, sia nel Cinquecento che nel Seicento. Cozza (localizzazione del termine coccia) si diffonde - partendo dall’Italia Meridionale - solo nel Novecento, frutto della grande emigrazione verso le zone industriali, che coinvolge pure Liguria e Toscana, ultimi baluardi in difesa del muscolo. Se guardiamo all’Europa non ci sono dubbi, tutti li chiamano muscoli e la radice conservata nel tempo è relativa a tale termine: moule (Francia), musclo (Catalogna), mussel (Inghiltera), muschel (Germania), muskuiluen (basco), mussla (Svezia), mexilhäo (Portogallo), mejillón (Spagna), mudi (Grecia), mossel (Olanda). Cozza prevale in Italia solo per un maggior uso linguistico, ma il termine corretto da un punto di vista storico ed etimologico resta muscolo. Non solo, anche da un punto di vista strettamente biologico, ché la parte interna, quella che tiene chiusa la conchiglia, garantendo l’effetto protettivo, sono proprio i muscoli adduttori, che quando entrano in azione tirano le due valve l’una contro l’altra tenendole serrate. Ad abundantiam aggiungiamo che una leggenda spezzina afferma che per la prima volta il mitilo venne definito muscolo da un soldato garibaldino in partenza da Quarto per la spedizione dei Mille. Come abbiamo visto non è vero, l’uso è molto più antico, ma il campanilismo porta a esagerare, al punto che a Piombino potremmo citare una leggenda sulle abitudini alimentari della principessa Elisa, che amava gustare muscoli al guazzetto dopo aver fatto l’amore con i ragazzi piombinesi, poco prima di giustiziarli dalle cento scalinate. La disfida campanilistica può continuare!

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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