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Attualità domenica 21 marzo 2021 ore 06:00

Tre leggende del calcio a Piombino

Lido Vieri (Foto dell'Archivio fotografico della sezione U.N.V.S. di Piombino F. Agrippi curata dal vicepresidente Edo Marchionni)

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia Gordiano Lupi ricorda tre leggende del calcio piombinese. Proseguiamo con Lido Vieri



PIOMBINO — Tre calciatori attraversano il ricordo della mia fanciullezza. Sono le leggende sportive di Piombino, miti inarrivabili dei miei sogni impossibili di poter sfondare come calciatore. Nel mondo del calcio entro dalla porta di servizio, come arbitro frequento i palcoscenici provinciali della serie C nazionale, un po’ di serie B come quarto uomo e tanti campionati dilettanti. Tre calciatori restano un sogno inarrivabile di un bambino che gioca con le figurine Panini nel tinello d’una povera casa affacciata sul mostro d’acciaio che sputa fuoco nel cielo: Aldo Agroppi, Lido Vieri e Nedo Sonetti.

LIDO VIERI

Lido Vieri è un mito dei portieri di calcio, nato a Piombino nel 1939, proprio alla vigilia del conflitto bellico più assurdo del secolo scorso. Torino non ha ancora superato il trauma della tragedia di Superga e piange il ricordo di quei poveri ragazzi massacrati in un tragico incidente aereo. Il calcio è simbolo di lutto per una città che si vantava di avere la squadra più forte d’Europa, un gruppo affiatato di giovani imbattibili che facevano tremare le gambe agli avversari e vincevano un campionato dopo l’altro. Lido Vieri ha solo 15 anni quando parte per Torino dove da alcune stagioni si tenta di ricostruire una squadra e di riprendersi dal dolore. Per un portiere l’esperienza è tutto, ma a lui basta farsi le ossa solo un anno nel Vigevano, poi dalle categorie minori balza in serie A con il Toro e debutta il 21 settembre 1958 in un epico Torino - Alessandria che finisce 6 a 1. Lido Vieri disputa undici campionati con la maglia granata del Torino, dove lo raggiunge presto il concittadino Aldo Agroppi, non s’infortuna quasi mai, estremo difensore inossidabile e baluardo insuperabile d’una difesa rocciosa, al punto che nella stagione 1962 - 63 vince il premio Combi come miglior portiere della serie nazionale. L’Inter resta la squadra della sua vita, la consacrazione effettiva a grandissimo difensore dei pali, gigantesco baluardo che vola a difesa della porta con stile essenziale ma efficace. Lido Vieri arriva a Milano nel 1969, l’anno successivo vince lo scudetto e parte il mito della sua imbattibilità, ché 685 minuti senza subire reti non è traguardo da poco. Ivano Bordon lo spodesta da titolare nel 1976, ma lui non si rassegna ad abbandonare il calcio attivo, è ancora integro fisicamente e si adegua ai campionati minori, persino alla serie C, con la Pistoiese che porta in B nel 1976 - 77 e con le sue prodezze tra i pali contribuisce a far salvare dalla retrocessione nella stagione successiva. Smette a 41 anni, al termine della stagione 1979 - 80, quasi come Dino Zoff, due leggende del calcio, pure se Vieri ha il cruccio di essere nato in un periodo che vede troppi grandi portieri italiani. Zoff, Albertosi, Cudicini … a lui resta la soddisfazione di un debutto in nazionale - il 27 marzo 1963 - con la vittoria in Turchia per 1 a 0, di essere convocato come terzo portiere per gli europei del 1968 e nei gloriosi mondiali messicani del 1970. Lido Vieri è per ogni piombinese il portiere per antonomasia, mai plateale e d’effetto, ma concreto e solido, una sicurezza per la difesa di Torino e Inter, che guida senza indecisioni. Non è facile farlo dimenticare e Ivano Bordon impiega un po’di tempo prima di entrare nelle grazie dei tifosi interisti, soprattutto se piombinesi.

Lido Vieri lo vedo giocare spesso nella mia Inter, ché mio padre è un grande tifoso nerazzurro dai tempi di Helenio Herrera e Armando Picchi. Tutte le volte che l’Inter gioca a Firenze e a Roma ci facciamo qualche ora di treno e andiamo a vedere la partita; sono altri tempi, il biglietto non costa troppo caro e in curva non è ancora esplosa l’imbecillità al potere. Il calcio dei primi anni Settanta è uno sport per famiglie, sembra quasi impossibile che un ragazzino di Piombino possa andare in curva Fiesole a Firenze e gridare Forza Inter! senza che accada niente. Il padre di Lido Vieri è un vecchio collega di lavoro di mio padre, un giorno andiamo in treno a Roma insieme a lui, purtroppo assistiamo alla sconfitta dell’Inter, ma la tristezza scompare quando vedo il suo prezioso regalo. Il padre di Lido Vieri mi porta una foto dell’Inter con tutte le firme dei calciatori: Suarez, Bedin, Guarnieri, Vieri, Mazzola, Facchetti, Burgnich … Un regalo che resta tra le cose più care della mia infanzia, quando tutto sembra possibile, persino sognare di poter diventare un campione del calcio.

Lido Vieri non fa una grande carriera come allenatore, ché guida la Pistoiese, sua ultima squadra da calciatore, ma resta vittima della leggenda negativa secondo la quale un grande portiere non può essere un grande allenatore. Lui va avanti lo stesso ma le panchine sono tutte in Terza Serie: Siracusa, Massese, Carrarese e diverse stagioni a Castellammare con la Juve Stabia. Un grande portiere di solito è un ottimo allenatore dei portieri e Lido Vieri conferma la regola, ché fino al 2005 prepara gli estremi difensori del Torino e fa pure l’allenatore in seconda sostituendo il mister esonerato. Allena i portieri a Pontassieve, tra i dilettanti, nel 2005 - 2006, ma sono impegni di poco conto per un grande del calcio come lui che a volte - per diletto e perché ama insegnare ai giovani un mestiere che soprattutto è passione - si mette ad allenare i portieri anche al Magona di Piombino. Prepara gli estremi difensori dell’Inter, è istruttore alla scuola calcio Gabetto di Torino, resta una leggenda vivente del calcio torinese e per questo lo chiamano a far passerella nel 2006 in occasione dei giochi olimpici invernali. Piombino e Torino gemellate dal calcio e dalla realtà, ché Piombino regala a Torino due calciatori simbolo della sua storia e vive una simbiosi ideale come città industriale e metalmeccanica. La Fiat detta l’andamento economico di Torino, mentre a Piombino sono le acciaierie a segnare momenti di splendore e di miseria. Lido Vieri e Aldo Agroppi restano il simbolo calcistico di un legame operaio tra Piombino e Torino, di un comune sentire popolare che parte da Piazza Bovio e dal Rivellino per approdare in riva al Po, tra i giardini del Valentino e il finto castello medievale che custodisce i ricordi d’un triste passato sotto la collina di Superga. 

Qui leggi l'articolo dedicato ad Aldo Agroppi.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

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