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Sport lunedì 11 dicembre 2023 ore 08:59

Vincenzina, la fabbrica e il Piombino che perde

Foto di Riccardo Marchionni

Perdere ogni tanto c’ha il suo miele, ma qui ci abbiamo preso gusto… (1-4). Il commento di Gordiano Lupi



PIOMBINO — Una giornata d’inverno al Magona, come tante di troppi anni fa, ma diversa, sottofondo di triste abbandono, maestrale che soffia su volti silvani, partita che conta di fine girone d’andata, ma che importa, ce ne saranno altre, il campionato è lungo, bisogna aver fede. Domenica al Magona scende in campo l’Atletico Maremma, tu pensa, la squadra di Albinia e di San Donato. E ancora una volta risento le note d’una canzone di Enzo Jannacci, colonna sonora d’un film di tempi perduti con Tognazzi e la Muti. Vincenzina davanti alla fabbrica, con un foulard fuori moda, la faccia davanti al cancello, guarda la fabbrica come se non c’è altro che fabbrica, sente odor di pulito, la fatica che è in fabbrica. E l’operaio pensa al Milan che non vince più, il suo Rivera che non fa gol, zero a zero anche ieri, neppure il sollievo della squadra che vince e sconfigge i padroni, i pensieri, la vita, la tristezza che c’è. Vincenzina davanti alla fabbrica, in fondo vuol bene alla fabbrica, non sa che la vita giù in fabbrica non c’è, e se pure c’è non sa mica com’è. Ecco, chissà perché da un po’ di tempo quando entro al Magona scatta questa colonna sonora, forse perché manca proprio la fabbrica, il fumo che usciva da ciminiere lontane aiutava a sognare. E manca pure il Piombino sul campo, come il Milan d’un Rivera che non segna più, e se la partita finisse zero a zero sarebbe qualcosa, invece perde di brutto, quasi ogni domenica, anche oggi quattro a uno per gli ospiti e via andare, per restare a Jannacci. E allora è inutile scrivere la cronaca d’una partita dove han giocato soltanto ragazzi, dire che in fondo il Piombino perdeva due a uno fino a venti minuti dal termine, resta il fatto che poi gli avversari ne han fatti altri due e noi zero. Pensare a domenica prossima che andiamo a Firenze a giocarcela contro il Lebowski riporta a Jannacci e Viola, a Vincenzina che guarda la fabbrica, viso appoggiato ai cancelli, un operaio, il suo Rivera che non gioca più, una rete mancata. Ecco, non possiamo neppure andare in fabbrica con una squadra vincente, soltanto sconfitte, amare delusioni, e poi non c’è più neanche la fabbrica, pure se promettono che ripartiremo, che Piombino farà ancora acciaio. E allora finisce che incontri un amico in tribuna e ti dice tu pensa che un giorno ci ho visto la Roma qui dentro e l’ho vista perdere. Lo so, gli rispondi, lo so, ma erano gli anni Cinquanta, mezzo secolo fa, c’era anche Vincenzina al cancello, in mezzo a tanti operai, lacrime di felicità, e di sicuro c’era sempre la fabbrica.

La cronaca della partita non serve davvero. Pagelle ancor meno, non vale la pena. Abbiamo una squadra, costruita in estate indebolendo una rosa che già un anno fa aveva faticato non poco per restare in categoria. Se non la rinforziamo non sarà facile evitare la retrocessione, gli sportivi potranno sostenere fino alla fine ma i dirigenti non possono negare l’evidenza. Sono davvero poche le squadre sullo stesso livello del Piombino, si contano sulle dita di una mano (Picchi, Porta Romana, Sant’Andrea, Castiglioncello, San Miniato…). Detto questo, oggi hanno giocato: Cappellini tra i pali; Castellazzi e Lepri difensori di fascia; Fatticcioni e Martelli centrali; Bulli, Talocchini, Biondi, Barchi e Lunghi in mezzo al campo; Paini sperduto centravanti in area avversaria. E poi sono entrati Politi, Colombo, Gentili, al posto di Castellazzi, Lepri e Bulli, ma niente è cambiato. Abbiamo assistito a quaranta minuti di niente(un po’ come a Sesto, ma meno), un Piombino che gioca con una sola punta (Mori se n’è andato, Papa è influenzato), poi arriva (puntuale) il solito errore, autogol di Fatticcioni, incomprensione con Cappellini, la partita finisce, ché i nerazzurri appena subiscono un gol vanno a terra, son KO. Puntuale arriva il due a zero, su schema studiato e conclusione di testa di Scozzafava. E i nostri schemi? Lanci lunghi e pedalare, tre passaggi e palla persa, cose così… Secondo tempo senza reazione, anche se al 23’ un rigore per fallo su Paini potrebbe riaprire la gara, ma il gol di Fatticcioni non serve, ché un attimo dopo Costanzo su punizione segna il 3 a 1 e la partita finisce, nonostante il bravo Colombo si dia un gran da fare, nonostante le corse di Gentili sulla fascia laterale e di Lunghi in mezzo al campo. Fatticcioni cerca di segnare ancora ma il portiere avversario ci mette una pezza; resta il tempo per Coli di siglare il gol del 4 a 1, al 45’, mentre Martelli un minuto dopo colpisce la traversa, ma cosa sarebbe cambiato? Ecco, che l’arbitro fischia la fine implorata dopo quattro minuti di recupero e di depressione col pubblico che scappa via defilato mentre gli ultras arrotolano bandiere e speranze. E io che esco dal vecchio Magona, in cadente abbandono, dopo Jannacci canticchio Guccini e il suo perdere ogni tanto c’ha il suo miele / e se dicono che vinco stan mentendo. Ogni tanto. Qui ci abbiamo preso gusto.


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