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Attualità domenica 19 marzo 2023 ore 07:11

L’Unione Sportiva Piombino degli anni Settanta

Incontro in corso Italia con Medda, Chelotti e Cardinali, mezza difesa del Piombino 70

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia da un incontro in corso Italia Gordiano Lupi ricorda la squadra degli anni Settanta



PIOMBINO — Una domenica mattina di metà marzo, in corso Italia, incontro Medda, Chelotti e Cardinali, mezza difesa anni Settanta del mio Piombino, mancano giusto Pucci e Saviozzi, anche Faggiani, ma tutto non si può avere.

Il mio Piombino. Non posso chiamarlo diversamente, ché ho cominciato ad amare il calcio proprio con quei giocatori e se nel 1976 ho deciso di fare l’arbitro (con buoni risultati, credo) è un po’ colpa di quella passione che mi hanno trasmesso. Il mio Piombino anni Settanta è una squadra da raccontare, un gruppo di ragazzi unito e compatto che scendeva in campo per rappresentare unacittà operaia.

Tutto era meglio negli anni Settanta (non c’entra niente la nostalgia del passato): il cinema italiano, la televisione, persino il calcio. Tutto era più naturale. Lo Stadio Magona era bellissimo, aveva una tribuna verde esposta al sole, un gelida gradinata bassa e ampia, una tiepida curva dove si poteva seguire la partita anche d’inverno. E ogni incontro si giocava davanti a (minimo) mille spettatori, per gare di cartello se ne contavano duemila, tremila, persino settemila per un Piombino - Cecina! Pare un sogno, se chiudo gli occhi rivedo il me stesso bambino correre verso lo stadio anche mezz’ora prima per trovare un posto. Adesso posso far tardi, arrivare persino cinque minuti dopo il fischio d’inizio (cosa che non farei mai) e son sicuro che un posto non mi potrà mancare, ché il massimo degli spettatori son trecento persone, per le gare importanti. In quel glorioso stadio che aveva visto perdere la Roma tre a uno scendeva in campo il Piombino dei piombinesi, sorto sulle ceneri del tentativo manageriale stile Fiat di Gino Volpi, naufragato in quattro stagioni - dal 1970 al 1974 -, che ho comunque seguito con passione. Gino Volpi voleva dare alla società un’impronta di professionismo, quando la partita era in trasferta la squadra partiva il sabato e alloggiava in alberghi di un certo livello, come I Cavalieri del Tau di Altopascio, il Minerva di Arezzo, il Chiusarelli di Siena, da Alcide a Poggibonsi … dove spesso incontrava squadre del livello di Genoa, Atalanta e Cagliari, ma anche per alcune gare casalinghe veniva deciso un ritiro motivazionale che cominciava sabato all’Hotel Centrale o da Canessa a Baratti. La dieta stabilita per il pranzo era riso bianco e bistecca, non erano ancora arrivati i teorici dei carboidrati e degli zuccheri, ma se i giocatori facevano risultato il Presidente portava tutti a cena per festeggiare con portate ben più gustose!

Erano anni in cui al Magona giocava gente come Carlo Zecchini (lo stadio di Grosseto porta il suo nome), Valeri, Pierozzi, Pallavicini, Viacava, D’Aurelio, Del Sante … calciatori importanti di squadre nerazzurre che non vinsero campionati ma dettero spettacolo, allenate prima da Guido Ansaldi, poi Piero Fiorindi, quindi da un portierone come Roberto Gori (non ebbe vita facile a Piombino) sostituito da Fiorindi, che si fece il girone di ritorno, quindi l’ultimo anno di presidenza Volpi. Una squadra che ho seguito con mio padre, ma solo in casa, ché lui in trasferta non andava, pure se ce l’avrei voluto trascinare, è stato sempre irremovibile. Una squadra per la quale ho fatto il raccattapalle a bordo campo, giocavo nel Nagc, il settore giovanile del tempo, che portava un nome altisonante: Nucleo Addestramento Giovani Calciatori. Il progetto Volpi ebbe una fine, non ottenne risultati ma non lasciò macerie perché fece crescere un gruppo di giovani calciatori che sarebbe stato l’ossatura del futuro.

Confida Fabrizio Chelotti: “Le rose precedenti erano importanti, c’erano giocatori che avevano calcato palcoscenici superiori, ma tra di loro non scattò mai quella chimica che invece era la carta vincente della nostra compagine in gran parte formata da piombinesi”. Ecco il mio Piombino, quello che voglio raccontare, la squadra della mia adolescenza che ho seguito insieme a un gruppo di amici in casa e fuori, sia con il pullman di Alfio Callai che con il torpedone del Bar Nuovo, in piazza Costituzione, sede del Club Nerazzurro Il Torrione. Tutto comincia con il 1974/75, si parte con Billeri Presidente - ombra del grande Aulo Giuliani (senza di lui non sarebbe mai esistito un Piombino calcio così forte) che il Presidente proprio non lo voleva fare. Nicola Ponzio avvocato - allenatore, un filosofo più che un tecnico, psicologo alla Scopigno, che durò poco, sostituito da Emilio Reami, molto più concreto, stile palle lunghe e pedalare, di filosofia capiva poco ma di calcio era un competente assoluto. Un po’ viscerale e diretto, da buon maremmano, si ricorda per qualche cazzottata (Russo del Pontedera, Morandi …) e per una risposta al pubblico in merito alle punte che mancavano che sarebbe stato opportuno andare a comprarle dal noto ferramenta Bientinesi! Era una squadra di piombinesi, con l’aggiunta di Saviozzi, Lonzi e Brondi, poi arrivò Guerra dall’Unione Valdinievole per risolvere i problemi in attacco, ché la difesa era forte come il nostro acciaio (prodotto in gran quantità da un altoforno immenso), con Cardinali tra i pali, Medda e Chelotti sulle fasce, Pucci stopper e Saviozzi libero. E in mezzo al campo gente come Duccio Mazzaccherini, un vero motorino che cominciava il riscaldamento un’ora prima della partita; Claudio Pallini, un ragazzo di Campiglia che aveva classe da vendere; il mitico Luciano Bianchi, che fece gol persino alla Juventus, nonostante tutto spesso contestato dal pubblico, non si sa perché, forse era troppo bravo. Non dimentichiamo Pellegrini, Ambrogio, l’elbano Matacera, tutta gente che in campo sapeva farsi rispettare.

Primo anno con Billeri (leggi Giuliani) Presidente fu salvezza sofferta, con vittoria in casa contro un grande Pontedera, uno a zero, gol di Bianchi in mezzo al fango del Magona, lo ricordo come fosse oggi, pioveva come Dio la mandava, il campo era un lago acquitrinoso, ma la tribuna in lamiera era stracolma di pubblico festante. Gli anni belli, di vittorie e gloria, vengono dopo, con Finucci Presidente galantuomo (facente funzioni di Giuliani), Thomas a far da legame con i calciatori, un gruppo unito dalla grinta di Reami. Arrivano giocatori niente male come Roberto Biagini e Ottavio Rauggi (attaccanti di vaglia), poi Aldo Di Pietro da San Severo, un portierone come Valerio Ficagna, un difensore come Massimo Vivoli, un libero come Andrea Orsini, gente capace di mettere in crisi persino la Juventus. Nel 1975/76 siamo secondi dopo il Cecina, vinciamo in viale Marconi (gol di Biagini) e perdiamo in casa (gol di Gigoni). Ricordo un fattaccio a Colle Vall d’Elsa, dove Morandi (mister locale intrallazzone) colpisce Reami con un pugno e la Federazione decreta la nostra vittoria a tavolino, ma i punti vengono tolti a fine campionato dopo il ricorso alla Caf della Cerretese. Tutte cose scoperte con il tempo, ché Miro Morandi - eminenza grigia del calcio dilettanti - ha la consorte impiegata federale e riesce a modificare i referti degli arbitri … In ogni caso quel ricorso ci fa arrivare terzi e perdiamo il tram per la Serie D, dopo che con Fulvio, Fabrizio e Daniele abbiamo festeggiato la promozione in una pizzeria del centro (il vecchio Egidio) con Pizza Piombino, a base di capperi e acciughe!

L’appuntamento con la serie D è solo rimandato, ché il grande Piombino di Aulo Giuliani dà spettacolo al Magona e fuori anche nel 1976/77, anno in cui a metà campionato arriva un campione come Flavio Ronchi che vince le partite da solo, tra colpi di testa fatali e punizioni bomba. “L’acquisto di Ronchi fu un regalo di Giuliani” dice Chelotti. “Flavio era un professionista. La sua bravura era tale da elevare il tasso di tutta la squadra: aveva giocato con Empoli, Modena, Avellino e Livorno”. Ricordiamo la rosa di quel Piombino che fece l’impresa di conquistare dopo anni il ritorno in Serie D, giocata l’ultima volta nel 1968- 69, guadagnando la copertina di Anteprima dello Sport: Ambrogio, Biagini, Bianchi, Brilli, Chelotti, Di Pietro, Faggiani, Ficagna, Gerli, Mazzaccherini, Medda, Orsini, Pallini, Pucci, Quattrini, Ronchi, Rossi, Vivoli. Ah, quanto mi piacerebbe festeggiare ancora una vittoria di un campionato così bello e rivedere le maglie nerazzurre in Serie D!

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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