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martedì 15 ottobre 2019

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Di cose pesanti e di leggere

di Libero Venturi - domenica 12 maggio 2019 ore 08:27

Molte delle cose che sono visibili si debbono a quelle invisibili. E molte cose visibili hanno meno senso di tante invisibili.

Non è vero che il mondo non è, se non appare. Il mondo non è, se non è. Apparire è una circostanza dell’essere e non viceversa. Può rappresentare solo un accadimento, una tecnologia, un’impresa, al più un periodo storico. Non si sgomentino coloro che si sentono nel cono d’ombra della vita. Nemmeno rappresentare è essere. Noi siamo chi siamo e siamo, se siamo. Non si sa precisamente in cosa consista la sostanza delle cose, l’essenza di noi, della vita stessa, ma sentiamo che c’è. Che c’è un’anima nel mondo e in noi. E non è detto che sia Dio, se non ci credi.

La vita segue sempre il suo corso e non sappiamo se un destino ci necessita o noi stessi ne siamo artefici o se entrambe queste cose sono vere e quanta parte dell’una o dell’altra abbia più influenza per noi, ci determini o ci liberi. Così ognuno ha i suoi affetti, i suoi amori, le sue solitudini, la sua parte di bene e di male con cui viene e sta al mondo. Ognuno ha i suoi sogni, le sue speranze, le sue vanità. Ogni cosa si perde e si ritrova per perdersi ancora, ogni cosa s’illumina e si spenge. Ed è più quello che vorremmo essere stati, aver amato ed essere amati, di quanto siamo stati, abbiamo amato, siamo stati amati. È inevitabile perché noi pensiamo noi stessi e fuori di noi e immaginiamo più mondi e più vite. Poi un un giorno spariremo nel nulla o forse torneremo tra le stelle siderali da cui proveniamo.

Ignoro quanto starò qui, se ci sarò ancora, se ci sarà una fuga o un ritorno, chi resterà o chi troverò e da chi sarò trovato o lasciato. Forse traslocherò ancora in cerca di un’altra dimora. E questa è la strada, il cammino, la casa, la vita che ci porta in giro e non sai mai se è un ciclo o una linea retta e quale, semmai, preferire delle due. Se guardo il tempo sembra che non scorra, eppure allo specchio non riconosco più il mio volto: non è il mio, quello che osservavo, a volte con piacere, altre con disgusto, quello che conoscevo. Si diventa altro e questa è l’apparenza, ma l’essere che è in me c’è ancora, potente e fragile, risoluto e vanesio. Noi cambiamo, ci trasformiamo, diventiamo. E così siamo.

Hanno battezzato il mio nipotino per Pasqua. San Paolo apostolo scrive ai Romani: “Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una nuova vita”. Non sono credente, grazie a Dio e mentre il piccolo veniva esposto, nudo, ai fedeli e immerso nel fonte battesimale, cosa che per la verità ho considerato suggestiva, ma un po’ eccessiva, nella mia mente contorta è riemerso un passo di un libro, letto da poco: “Yeruldelgger, Morte nella steppa” di Ian Manook. “È l’acqua a tenerci la testa fuori dall’acqua, figliolo, non dimenticarlo mai, e l’acqua nella quale anneghiamo è la stessa che ci sorregge quando nuotiamo”. E c’è una descrizione, tra le tante, del paese in cui il racconto è ambientato: “In un bivacco, sotto le stelle, sull’erba, attorno al fuoco, con un cavallo nell’ombra e tutta la Mongolia fino agli orizzonti della notte”. Nella Genesi si racconta la Creazione: “Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere”. Dio crea il mondo, il tempo e la vita, il giorno e la notte, i cieli infiniti, i mari profondi, le terre immense. E quasi certamente anche le pianure della Mongolia. Luci ed ombre, sacro e profano si rincorrono in noi, che siamo fatti di cose pesanti e di leggere. Buona domenica e buona fortuna.

Pontedera, 12 Maggio 2019

Libero Venturi

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