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domenica 04 dicembre 2022

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​Come nasce un amore

di Federica Giusti - venerdì 10 dicembre 2021 ore 07:30

L’amore è un po' come il Natale, quando arriva arriva! Ma ne siamo davvero sicuri?

In realtà segue delle tappe, delle fasi che gli permettono di crescere, rafforzarsi o, in altri casi, spegnersi ed esaurirsi.

La prima fase è quella dell’infatuazione, durante la quale la giovane coppia è tenuta insieme dall’attrazione fisica e dalla passione, spesso anche sessualmente espressa, ma non solo, è anche “chimica”, intellettiva. In questo momento i giovani innamorati tendono a dare all’altro la visione migliore di sé, cercando di nascondere o, addirittura, omettere, i proprio difetti. Va sottolineato che la visione che si ha del partner è completamente distorta dall’idealizzazione. È qua che sentiamo le farfalle nello stomaco e che tutto gira intorno al partner. Poi è necessario uno scatto di crescita.

Immediatamente successiva, talvolta quassi fusa con la fase precedente, c’è quella dell’innamoramento. I due partner iniziano a parlare di più, la passione e l’aspetto centrale della fisicità simbiotica vanno di pari passo alla scoperte di interessi comuni, nella speranza di rendere il terreno fertile per una futura complicità.
Nel coccolarsi e nello stare fisicamente più vicini, si cerca di conoscere l’altro non più del qui ed ora, ma anche del passato e delle proprie delusioni e dolori.
Se nel momento dell’infatuazione quel che viene mostrato sono i punti di forza, nella fase dell’innamoramento si iniziano a mostrare anche le proprie vulnerabilità, pietra fondante della relazione stessa.
In questa fase, ci muoviamo verso l’altro per soddisfare un nostro desiderio personale. Cerchiamo protezione, un modo di non rimanere da soli, l’altro è colui che riesce ad appagare i nostri bisogni.

È quello che potremmo definire l’essere innamorati dell’idea stessa dell’amore incarnata dal partner.


La fase successiva è quella della differenziazione. L’idealizzazione di cui abbiamo parlato prima, in questa fase è costretta a venire meno. L’altro si mostra per ciò che è, pregi e difetti e noi ci mostriamo al partner esattamente alla stessa maniera. Gli scontri possono iniziare a diventare significativi e dolorosi. Ed ecco che inizia il passo a due, in cui i partner devono trovare la propria sintonia, il proprio nuovo equilibrio. Andando l’uno in contro all’altro.

Le coppie che, invece, riescono a stare dentro questa nuova dimensione, a trovare il loro equilibrio dentro la follia di alcuni momenti, sono quelle che riescono ad essere affettivamente vicine.

Piano piano si deve iniziare a stare con l’altro e contemporaneamente, a lasciarlo libero, rispettando i suoi spazi, dialogando, narrandoci e narrandosi, rimanendo in ascolto dell’alto. La routine diventa qualcosa a cui puntare, un obiettivo di maggiore complicità e condivisone.

È fondamentale imparare a reggere la frustrazione che inevitabilmente deriva dall’idea che l’altro non rispecchi ciò che era il nostro ideale, ed avere la capacità di andare oltre, la curiosità di vedere cosa potrà accadere. Questo richiede impegno e sacrificio, come dicevo prima, ma ciò che può restituire è davvero molto.


Ed eccoci, finalmente e faticosamente arrivati all’ultima fase, quella dell’amore. A differenza delle fasi che lo precedono e a differenza di ciò che i film romantici americani degli anni ‘90 con i quali sono cresciuta ci hanno erroneamente insegnato, l’amore non arriva all’improvviso! Arriva lentamente, cammina in punta di piedi dentro di noi e dentro l’altro. È frutto di impegno, dedizione, cura, sacrificio, momenti di scoramento e dolore, complicità, sentimento, intimità, affettività. Cresce con noi e contemporaneamente a noi, ecco che, forse, adesso è più semplice vederlo e percepirlo come un essere vivente. L’altro non è più semplicemente ciò che vedevamo all’inizio ma è indissolubilmente parte integrante della relazione, proprio come lo siamo noi. E non è più così spaventoso lasciarsi andare perché la posta in gioco diventa alta, importante ed irrinunciabile.

Federica Giusti

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