Questo sito contribuisce alla audience di 
QUI quotidiano online.  
Percorso semplificato Aggiornato alle 17:30 METEO:PIOMBINO19°30°  QuiNews.net
Qui News valdicornia, Cronaca, Sport, Notizie Locali valdicornia
Venerdì 18 Settembre 2026

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

Vivere per lavorare o lavorare per vivere?

di Federica Giusti - Venerdì 18 Settembre 2026 ore 08:30

Vi ricordate Una vita in vacanza de Lo Stato Sociale? Ecco questa frase l’ho rubata al testo di questa canzone, apparentemente leggera e, invece, almeno dal mio punto di vista, molto profonda.

In questi giorni che per me sono di rientro dalla doppia maternità, ho molto pensato al lavoro, agli orari e agli incastri, e mi è risuonata in testa questa canzone.

E lì ho iniziato a pensare al tempo.

«Non ho tempo».

Quante volte lo diciamo senza nemmeno accorgercene? Non ho tempo per una cena tranquilla, per una passeggiata, per telefonare a un amico, per leggere quel libro che aspetta sul comodino. Il lavoro occupa le nostre giornate e, qualche volta, finisce per occupare anche i nostri pensieri quando la giornata è ufficialmente terminata. Tanto da considerare “fortunato” chi, uscito dal lavoro, stacca definitivamente.

C'è chi controlla le email appena sveglio e chi risponde ai messaggi di lavoro mentre è a tavola. C'è chi porta l'ufficio a casa e chi, anche in vacanza, sente di dover essere sempre reperibile. Progressivamente, il confine tra lavorare e vivere diventa sempre più sottile. Per tutti noi, me compresa.

Ma quando il lavoro smette di essere una parte della nostra vita e comincia a diventare la nostra vita?

Il lavoro non è soltanto uno strumento per guadagnare. Può darci identità, senso di appartenenza, soddisfazione, riconoscimento. Soprattutto chi ha la fortuna di fare ciò che ama. Ci permette di sentirci competenti e utili. Per questo è comprensibile che possa diventare una fonte importante di autostima.

Il problema nasce quando il nostro valore personale comincia a dipendere quasi esclusivamente da ciò che facciamo.

«Se non produco, non valgo».
«Devo fare di più».
«Non posso fermarmi».
«Gli altri stanno facendo meglio di me».

Sono pensieri che possono trasformare l'ambizione in una corsa senza traguardo. Ogni risultato diventa il punto di partenza per il successivo e il riposo viene vissuto non come un bisogno, ma come una colpa.

Eppure fermarsi non significa essere pigri o svogliati.

Il nostro cervello e il nostro corpo hanno bisogno di alternare attività e recupero. Il riposo non è il contrario della produttività: è una delle condizioni che la rendono possibile. Anche le relazioni, il tempo libero, il sonno e quelle attività apparentemente «inutili» hanno un ruolo importante nel nostro equilibrio psicologico.

Forse, allora, la domanda non è scegliere tra vivere per lavorare o lavorare per vivere. La domanda è: quanto spazio occupa il lavoro nella vita che desideriamo costruire? E quanto spazio dovrebbe occupare secondo noi?

Per rispondere possiamo osservare piccoli segnali. Quando siamo liberi, riusciamo davvero a staccare? Abbiamo ancora energie per le persone che amiamo? Sappiamo concederci tempo senza sentirci in colpa? E soprattutto: se per qualche giorno non fossimo produttivi, continueremmo a sentirci persone di valore?

Il lavoro può essere una parte significativa della nostra identità. Ma non dovrebbe diventare l'unico capitolo della nostra storia.

Perché alla fine della giornata non siamo soltanto ciò che abbiamo prodotto.

Siamo anche le conversazioni che abbiamo avuto, le persone che abbiamo abbracciato, le risate, le pause, le esperienze, i pensieri e persino quei momenti in cui non abbiamo fatto assolutamente nulla.

E forse è proprio lì, in quello spazio apparentemente vuoto, nei paletti che riusciamo a mettere, che ricominciamo davvero a vivere.

Federica Giusti

Articoli dal Blog “Psico-cose” di Federica Giusti